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REPORT – Benjamin Clementine a Locus Festival, esibizione perfetta di una voce rara

a cura di Valerio Rinaldi
“By The ports of Europe, By the ports of Europe, By the ports of Europe, By the ports of Europe… Everyone that coming, everyone that coming, everyone that coming by the ports of Europe”. Comincia così con il singolo By the ports of Europe il live di Benjamin Clementine a Locus Festival, cantautore inglese, voce profonda e delicata. Segue poi God save the jungle, secondo singolo lanciato dopo l’annuncio dell’uscita di questo nuovo I tell a fly, album che arriva a solo due anni dopo il precedente  At least for now che gli era valso il Mercury Prize nel 2015. Ballata con tanto di clavicembalo sulla quale incede in crescendo la narrazione in tono grottesco di Clementine che incontra perfino cori da western. “Welcome to jungle, dear/Where lorries are chariots, railways are stairways/
Stairways to heaven, heaven is brightened. Oh alien, oh alien /Old alien in foreign lands again”.
L’elegante traccia allude all’arrivo nel campo di Calais, anche chiamato “giungla” dai media, che ospita i profughi diretti verso l’Inghilterra. Arriva poi in scaletta il momento di un altro singolo del nuovo album Phantom of Aleppoville I coristi in white suit eseguono una marcia militare sul posto per il bellissimo incipit della traccia in cui Benjamin canta di un posto, Aleppoville, in cui molti bambini vengono bullizzati senza che nessuno capisca e veda il perchè. Ispirato da vicende personali del passato e dagli studi in psicologia infantile di Donald Winicott sugli effetti traumatici simili tra bambini bullizzati e bambini sfollati per la guerra dai propri paesi. Arriva poi Condolence, tratto da uno dei suoi primi EP in cui il testo per la maggior parte quasi uno spoken word alla Nina Simone si apre su voli vocali da tenore che scoprono la potente e cristallina voce del profondo che l’ha portato dalle strade di Parigi ai grandi palchi. Avanti in scaletta e indietro nel tempo con London, nostalgia su arrangiamento r’n’b composta dopo il trasferimento a Parigi da Londra città natale e luogo della prima parte per niente facile di vita. Dopo il valzer pop di Nemesis si abbassano le luci. Nel silenzio un violoncello illuminato borbotta minaccioso. Il piano di Benjamin si lancia in una cavalcata a due. Le molteplici personalità vocali vengono fuori in questa traccia romantica tra deliranti monologhi, machismi vocali e delicati falsetti.
Benjamin è solo in una scatola tra gli ulivi e inizia a sussurrare “It’s my home, home, home, home…” è arrivato il momento dell’opera prima Cornerstone, eseguita in una versione intima e più lenta dell’originale, coinvolgente. Il concept dell’esibizione è circolare e si conclude dunque con il bis di By the ports of Europe che su specifica richiesta di abbandonare i posti a sedere da parte di Clementine viene eseguita con un pubblico entusiasta sotto palco.
Se alla fine di un concerto in estate ti accorgi di non aver desiderato nemmeno per un attimo una birra fredda può voler dire solo una cosa: è stato un concerto bellissimo. Per la precisione l’esibizione perfetta di una voce rara.

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