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BOOMERANG, la playlist di Doyoulike.org – Aprile 2017

10 Aprile 2017 NEWS
a cura di Valerio Rinaldi
Boomerang è la rubrica di Doyoulike.org che ti offre ogni mese dieci brani scelti e presentati dal nostro Valerio. La playlist è anche disponibile sull’account Spotify ufficiale di Doyoulike.org
1_ Paradise/ Anohni da “Paradise” (2017)
Era capitato che Antony Hegarty ora Anohni si cimentasse in esplorazioni musicali dal carattere dance, vedi il progetto Hercules and Love Affair. Nel suo ultimo “Hopelessness” del 2016, già prepotentemente elettronico, si erano sentite basi  minimali in cui la tremolante e delicata voce si ergeva carica del pathos tipico hegartyano a trattare importanti tematiche politiche e sociali. In quest’ultima produzione le liriche si fanno meno articolate e l’elettropop scompare lasciando spazio a campionamenti techno molto in voga ma sempre originali negli arrangiamenti uniti a synth oscuri e profondi.
2_ Blood on me/ Sampha da “Process” (2016)
Le presentazioni sono in questo caso necessarie e piacevoli. Introdotto alla scena musicale Londinese da Gosthpoet e Kwes, ha collaborato tra quelli che ci interessano con SBTRKT, Young Turks e Frank Ocean. Ha catturato l’attenzione come soulman dell’elettronica specialmente con il suo ultimo album e il singolo “(No one knows me) Like the piano”. Godetevelo e non vi leverete facilmente dalla testa il cowbell di cui insieme al piano e ai cori viene fatto un uso magistrale.
3_ Halleluja money/ Gorillaz feat Benjamin Clementine da “Humanz” (2017)
Le collaborazioni di questo nuovo e tanto atteso album sono tante. Tra queste una che interessa particolarmente è quella con Benjamin Clementine, ospite della prossima edizione del Locus Festival. Nella composizione frammentata che sfugge alle classificazioni è incastonata la sua voce da tenore di cui i cori gospel rafforzano l’allure di altri tempi.
4_ Letter to the editor / Thievery Corporation feat Racquel Jones da “The temple of I &I” (2017)
È indubbiamente un momento di gloria per ritmi dub e reggae sul mercato musicale anche più mainstream. I THC che nei loro 22 anni di carriera hanno sempre amalgamato world music con acid jazz, downtempo, dub e chill condita dalla Saudade, giocano ora in casa con un album made in Jamaica. La presenza della MC Jones fa la differenza in un album che ha più di 3 pezzi molto riconoscibili che entrano nella testa. Di questi il singolo “Letter to the editor” è sicuramente quello che rimane più impresso. Il suono a pochi bit della  VL-1 dà un’impronta vintage alla traccia visti i più di 30 anni dall’uscita di questa prima tastiera elettronica della Casio, che aveva tra le sue innovative funzioni anche quella di calcolatrice
5_No reason/ Bonobo feat Nick Murphy da “Migration”(2017)
Unico brano pop del duo più pop della downtempo in questo album. Per niente  innovativo  questo brano si fa ascoltare più e più volte piacevolmente, proprio per la sua natura. Merito della produzione del suono ormai raffinata di un’artista che ha le idee molto chiare su quel che sa fare.
6_ 43 / Austra da “Utopia” (2017)
In Utopia gli Austra cantano di problematiche politiche e sociali e come Anhoni in “Hopelessness” ricorrono all’IDM (Intelligent Dance Music) per veicolare il messaggio. Dunque un acronimo nato per identificare un filone di musica elettronica da ascolto si evolve in genere “pensante”. Le atmosfere dei nuovi brani di questo album sono pervase da una luce artificiale innaturale e asettica che illumina le ambientazioni di un futuro alienante riprodotto coerentemente nel video del singolo “Utopia”. In “43” c’è ancora il fascino dark del passato che a fianco di questo nuovo spaventoso scenario futuristico risulta pregno di un seppur oscuro ma vero sentimento umano legato al presagio dell’incertezza.
7_ Instrument / SUUNS da “Hold/Still” (2016)
I Suuns non assecondano il moto della politica accelerazionista che ha portato gli Austra alle loro visioni apocalittiche. Al contrario rallentano la corsa verso quel raggio di luce che promette un futuro perfetto e non più umano ricacciandolo nell’oscurità interiore che abbraccia l’incertezza viscerale in visioni ossessive. Un fantastico kraut in chiave elettronica fa da colonna sonora del viaggio disturbante nel videoclip di questa “Instrument”.
8_ Anymore / Goldfrapp da “Silver eye” (2017)
Riconoscibili ma mai uguali. Via il pop dall’elettronica. E che anzi l’electro sia il nuovo pop? Data la permeazione del suono riprodotto in laboratorio in ormai qualsiasi genere potrebbe essere questa la risposta ovvia alla teoria dell’evoluzione musicale. Ma in questo caso sembra sia il pubblico a doversi adattare all’offerta musicale di un duo che sperimenta certo di poter contare sulla curiosità dei propri fan. E lo fa affidandosi alla fredda allure vocale di Miss Goldfrapp che incede sicura con al guinzaglio  l’ imponente produzione elettronica creata dall’ingegner Gregory.
9_ Burning bright / Nine Inch Nails da “Not The Actual Events” EP (2016)
Ora per cortesia lasciamo parlare la sana distorsione old school della chitarra di  Mr Dave Navarro. Mettetevi la tuta da lavoro e gli occhiali da saldatore e sedetevi ad ascoltare la psicotica seduzione vocale di Reznor che non va tanto per il sottile quando c’è da esprimere un concetto. Attenti alla palla da demolizione che vi entrerà in casa.
10_ Un Son Pour Avancer / Negrissm’ da “Bantoo Plan, vol.1” (2012)
I riti sciamanici elettronici di questa crew del Cameroon si sono guadagnati un posto tra i 10 album che hanno cambiato la storia del’ Hip Hop in Africa. la produzione originale intrisa di tribalismi ne fa un brano  attuale, anzi unico all’interno del suo genere anche nel panorama mondiale. Cinque anni e non sentirli.

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