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CINEMA – “Le confessioni”: la salvezza e l’espiazione ai tempi di Roberto Andò

11 Maggio 2016 DYL WEB

a cura di Marina Amoruso

Il termine latino salus racchiude polisemicamente i concetti di salute e benessere, ma anche di scampo e salvezza. Risulta, perciò, piuttosto emblematica la decisione del cineasta palermitano Roberto Andò (al suo undicesimo lungometraggio con Le confessioni) di dare questo cognome al protagonista della pellicola, un sempre impeccabile Toni Servillo nel ruolo di un monaco certosino, Roberto Salus, ospite piuttosto bizzarro nel contesto di un summit economico al quale partecipano gli otto ministri dell’economia dei Paesi più influenti al mondo, oltre ad una scrittrice di libri per bambini e a una rockstar filantropa, nonché al direttore del Fondo Monetario Internazionale, Daniel Roché (interpretato dal francese Daniel Auteuil). Sarà proprio l’inaspettata morte di quest’ultimo e la misteriosa confessione che avrebbe rilasciato in punto di morte al monaco, da lui così fortemente voluto nel contesto del prestigioso evento, a provocare il vacillare collettivo degli altri partecipanti all’incontro.

La vicenda è ambientata in un albergo di lusso tedesco (sede effettiva di un vertice G8 nel 2007) che ricorda immediatamente il resort alle pendici delle Alpi di Youth, l’ultimo lavoro di Sorrentino, così come sorrentiniane risultano la fotografia e l’estetica in generale. In questo contesto si muovono gli anonimi e scialbi ministri, forse appositamente poco caratterizzati e privi di personalità, le cui coscienze sembrano smosse dall’improvvisa morte di Roché ma soprattutto dal mistero che ruota attorno al silenzio impenetrabile del monaco, al quale il potente personaggio potrebbe aver svelato i dettagli di una segretissima, oltre che rischiosa ed impopolare, manovra economica in fase di approvazione proprio nei giorni del summit. L’accaduto ispira agli ospiti dell’hotel una serie di “confessioni a catena” al religioso, le quali, però, non si caratterizzano per la tradizionale enunciazione di peccati con relative espiazioni, ma assumono i connotati di uno stream of consciousness psicanalitico dal quale emergono stralci di teorie economiche e filosofiche (su tutti Sant’Agostino, autore, peraltro, delle celebri Confessioni) e da cui si denota un generale senso di impotenza davanti a dinamiche politiche ed economiche più grandi persino di coloro che, per antonomasia, definiamo proprio come i “potenti” del mondo.

Nel precedente Viva la libertà il regista aveva esplorato la realtà di quello che era definito il principale partito di opposizione italiano e il mondo del suo leader, lasciando nelle mani del fratello gemello di quest’ultimo, filosofo affetto da disturbo bipolare (entrambi interpretati ancora una volta da Toni Servillo), la speranza di un cambiamento concreto, onnipresente a parole nei programmi politici dei vari schieramenti. Se nel film del 2013 è appunto la filosofia del carismatico Giovanni Ernani a farsi promotrice del tanto auspicato rinnovamento, in Le confessioni lo stesso compito è affidato alla spiritualità autentica, quella che trascende le religioni, calata nel contesto di uomini comuni, imperfetti e tutt’altro che esenti da vizi (lo stesso monaco è un matematico ed un fumatore che non rimarrà del tutto neutrale e distaccato dall’accaduto come ci si aspetterebbe), e forse proprio per questo più invitante ed attraente e più capace di fare appello ai brandelli di umanità residua dello spirito.

Nonostante il ritmo complessivamente lento e qualche concetto che indulge un po’ troppo all’aforisma, il film ha il merito di indurre ad una riflessione individuale in merito ai mezzi coi quali tentare di raggiungere una salus personale e collettiva sempre più necessaria in questi tempi di economicismo e di disumanizzazione imperante.

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