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INTERVISTA – EX-OTAGO: “Non esiste più l’indie pop, oggi c’è il pop, con tutte le sue sfumature.”

21 novembre 2016 INTERVISTE

a cura di Gigi Salvemini Luigi Lupo

Gli Ex-Otago si formano nel 2002 nella città di Genova, quartiere di Marassi. All’inizio sono in tre: Simone Bertuccini, Maurizio Carucci, Alberto “Pernazza” Argentesi e si raccontano con una chitarra acustica, due pianole e qualche giocattolo. Canzoni leggere, uniche ed emozionanti, ironiche e malinconiche al contempo; un nuovo romanticismo sorretto da storie semplici a tratti commoventi, melodie POP e da un’attitudine quasi punk, tanta è l’energia nel loro badare al sodo. Il 21 marzo 2016 esce “Cinghiali incazzati” il primo singolo estratto dall’album Marassi, prodotto da INRI e Garrincha Dischi in uscita il 21 ottobre. Il 21 giugno esce “I giovani d’oggi” secondo estratto dell’album Marassi.

Abbiamo fatto due chiacchiere con gli EX-OTAGO

– Questa domanda è più che altro rivolta ad Maurizio e Simone che sono nel gruppo i fondatori storici. Come si è evoluto musicalmente il progetto Ex-Otago dalla sua nascita nel 2002?

– Nel 2002 eravamo tre ragazzetti che giocavano a fare i bravi scrivendo canzoni con la chitarra acustica e le tastierine in un momento storico in cui a Genova ma più in generale in Italia andava molto lo screamo, l’hardcore.
Eravamo estremamente istintivi, spontanei, ingenui e dolci.
Oggi siamo uomini che fanno musica perchè ci fa stare bene, ci da la possibilità di stare insieme e di scoprirci e capire meglio forse il mondo attorno a noi.

– “I giovani d’oggi” è “…una riflessione sul gap generazionale, il conflitto tra giovani e anziani, animato dalla teoria secondo cui a trent’anni si è troppo giovani agli occhi dei più vecchi, ma troppo vecchi agli occhi dei più giovani.” Cosa hanno detto i vostri genitori dopo aver ascoltato questa canzone?

– E’ piaciuta, i nostri genitori in linea di massima sono grandi fan Otago.

“Marassi” è il nome del vostro ultimo album. Voi siete nati e Genova e Marassi è il nome del quartiere nel quale sorge lo stadio della vostra città. Qual’è il legame che vi lega a Genova?

– Un rapporto complesso, di amore e odio, d’insofferenza, incomprensione, passione e radici. Ci sentiamo fortunati a vivere in una terra in cui in un’ora si può passare dalla montagna al mare, dove le etnie e le architetture si mischiano.
Genova è una città che raramente riconosce i suoi figli.
Forse qualcosa sta cambiando, Radio Babboleo ad esempio (forse la principale radio a Genova) per la prima volta in assoluto sta passando un nostro pezzo, “Cinghiali Incazzati”. Nuovi progetti si stanno muovendo per cambiare questa città. Il percorso è lungo ma il cambiamento sta già avvenendo…

“Marassi” riflette, dal punto di vista sonoro, un gusto per synth e atmosfere anni Ottanta? E’ una scelta compiuta per aggiornare il suono su un versante più electro-pop? Vi siete ispirati a qualche gruppo di quel periodo o ai progetti che lo rivedono nel presente?

– Diciamo che gli anni 80 li abbiamo sempre apprezzati e studiati molto.
Nel primo disco Otago The Chestnut time già coverizzavamo “save a prayer” dei Duran Duran.
Amiamo i demoni degli anni 80. Ma non ci siamo inspirati a qualcuno in particolare, gli anni 80 li abbiamo nel sangue, un po’ come andare in bicicletta, non si disimpara mai dopo aver imparato .

L’album è nato grazie ai finanziamenti ottenuti tramite una campagna di crowfunding? Quanto questa modalità di reperimento fondi può essere importante per lanciare dischi ?

– Credo dipenda molto dal tipo di progetto. Noi abbiamo sempre investito molto sulla relazione con il nostro pubblico. Per noi è sempre stata una scelta giusta e che ci han portato fortuna. In generale è una bellissima possibiltà non so se può essere per tutti però.

Entrare nella “INRI” ha rappresentato un po’ l’entrata nel mondo vip dell’indie italiana. Ci sono progetti futuri che vi porteranno ad una conferma o ad un ulteriore salto di qualità?

– Entrare in INRI sicuramente è stato un passaggio molto importante come lo è stato entrare in Garrincha Dischi e in Universal.
In questo momento non stiamo pensando minimamente al futuro.
Vogliamo viverci questo bellissimo presente.

Possiamo dire che in questo periodo il cantautorato italiano, nato come indipendente, sia salito alla ribalta del mainstream? Vedi Calcutta, I Cani, Motta e gli stessi Ex Otago pensando ad un singolo come “Cinghiali incazzati” sia girato sui principali network radiofonici italiani…

– Possiamo dirlo si. Secondo noi non esiste più l’indie pop, oggi c’è il pop, con tutte le sue sfumature.

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Photo Credits Carlotta Coppo

 

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