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LETTURE – “Sette tesi sulla magia della radio” di Massimo Cirri

19 Agosto 2017 BLOG, NEWS

a cura di Luigi Lupo

Chi la radio la vive ogni giorno da dentro, sedendosi davanti ad un microfono e parlando a tutti con la sensazione di farlo da soli, può comprendere le emozioni che si provano. Si viene assaliti da un brivido lungo la schiena appena dalla ragia arriva il segnale della diretta. Come quando parte il colpo di pistola da starter, la concentrazione segue, a parità di intensità, la crescita dell’adrenalina. I saluti, le presentazioni, il riferimento alla pagina Facebook, la linea sms, il racconto, la musica. La corsa è partita, il traguardo non si vede. E non c’è n’è bisogno. Perchè la radio “è un mezzo cieco”, rifiuta gli occhi e gli sguardi – anche quelli indiscreti e pervasivi della nostra società fondata sulle foto di Instagram e il dominio della tv – eppure ci mostra tutto il mondo intorno a noi e dentro i nostri stati d’animo. Li coglie e ne entra in sintonia, li allevia con la parola del buon vecchio speaker della notte, li rasserena con un fantastico brano. Non è ancora chiaro, nonostante numerosi studiosi e filosofi, da Brecht a Benjamin, abbiano tentato di spiegarlo, perchè la radio sia attraversata da un alone di fascino immortale. Resta una magia, qualcosa di inspiegabile per la razionalità umana. Un po’ come la vita, come l’amore. Dalla passione sfrenata, libidinosa, erotica per il mezzo radiofonico si direbbe sia nato un libro come Sette tesi sulla magia della radio (pubblicato a giugno 2017 da Bompiani nella collana “Passaggi), scritto da Massimo Cirri, conduttore di Caterpillar su Rai Radio Due, uno che la radio la vive ogni giorno, che sa bene cosa sia il contatto invisibile ma fortemente presente con gli ascoltatori. Ma attenzione, il titolo, che potrebbe far pensare ad un classico manuale per studenti di Scienze della Comunicazione, non deve trarre in inganno sul contenuto e lo stile del lavoro. Che si discosta, pur traendone contenuti e tesi, dall’impostazione accademico e manualistica di saggi iconici della letteratura radiofonica come “Chimica della Radio” di Tiziano Bonini o “Il pensiero e la radio” di Roberto Grandi, per immergere il lettore negli aspetti più affascinanti, “magici”, sentimentali del mezzo radiofonico.

Le sette tesi (disperato appello, poligamia, porosità, sintonia, leggerezze, interferenze, “ti facevo”) vengono spiegate tramite una prosa leggera, coinvolgente, immaginifica perchè densa di immagini e metafore, con uno taglio che unisce esperienze autobiografiche, racconto ibrido tra ficition e non-fiction e citazioni accademiche. In un periodo storico in cui tanto si parla della morte della radio, superata dal web, dai social o dall’ascolto di musica in streaming, il libro, piccolo nelle dimensioni e scorrevole nell’approccio, riesce a trasmettere quanto il medium conservi una capacità immane di connessione sia intima che collettiva. Dalle perizie del marconista sul Titanic, Cirri spazia dalla ex Jugoslavia a New York, da Bertolt Brecht a Linus fino agli esperimenti di Danilo Dolci per farci comprendere il fascino del mezzo di comunicazione attraverso le emozioni di chi la radio l’ha vissuta. Con un microfono davanti alle labbra, le enormi cuffie ad avvolgere le orecchie, l’odore delle pareti dello studio ricoperte di pannelli fonoassorbenti. Il battito a tremila fino al prossimo stacco pubblicitario.

 

 

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