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Lo Straniero in “Quartiere italiano”: cosa accade dopo mezzanotte?

12 ottobre 2018 NEWS

a cura di Giorgia Groccia

Lo Straniero nasce nel 2014. Da allora la band, dopo essersi districata tra la finale del RockContest 2014, l’Auditorium Flog di Firenze, vincita di premi prestigiosi, apparizioni su importanti riviste, tour di promozione del primo disco, e partecipazioni di rilievo a festival e rassegne come Mi Ami, Balla coi Cinghiali, NIM, A Night Like This, Alta Felicità, L’Isola in Collina, giunge al suo secondo album, “Quartiere italiano”, fuori il 12 ottobre 2018, scritto e realizzato nell’arco di due anni. Le tracce sono accurati tasselli di un mosaico composto da episodi autoconclusivi che man mano si intrecciano e prendono la forma di volti che abitano le ore che intercorrono dal tramonto all’alba. Il marchio di fabbrica della band resta il medesimo, ovvero due voci-quelle di Giovanni Facelli e Federica Addari-accostate e mescolate a seconda del brano, e soprattutto la capacità innata di scattare dei frame, delle polaroid ingiallite e poetiche dal forte potenziale narrativo. Le chitarre suonano su un’ossatura elettronica, mentre il basso e il pianoforte procedono spediti su ritmi marziali per accumularsi il più possibile al dancefloor e dissolversi in delle ballad nevrotiche, psichedeliche, con quel gusto etnico che le rende così particolareggiate. L’album è prodotto artisticamente da Ale Bavo (Subsonica, Virginiana Miller, Levante, Beatrice Antolini, Mudimbi ecc..) e il disco vede la partecipazione di Gianni Masci alla batteria e in un episodio la voce di Gian Maria Accusani (Sick Tamburo, Prozac+).

Il concept verte sul concetto di distanza, meno fisica, piuttosto mentale tra due persone che si incontrano ogni sera, osservano i loro sguardi avvicinarsi, incrociarsi e perdersi nella notte, scavando una voragine che allontana i due inevitabilmente. La domanda posta resta la medesima: è necessario vivere la realtà in continuo turbinio di cambiamenti o sarebbe bene cercare riparo per l’auto-preservarvazione? Bisogna scegliere se cadere con il volto e con tutto il corpo sull’asfalto o se immaginare un metaforico volo eccitante verso l’ignoto. Il titolo dell’album, “Quartiere italiano”, con estrema semplicità, racchiude un odore e un sapore estremamente antichi, una riminiscenza che riporta alla mente ricordi confusi, ma anche attimi di vita recenti, un connubio di passeggiate nel cuore della notte, personaggi caratterizzati quasi come se ci trovassimo all’interno di una pellicola cinematografica, ombre ciniche e irrisolte, giovani nottambuli invischiati in situazioni imprevedibili, fantasmi del passato che tornano ad ululare ed inseguire ovunque.

E’ subito notte. In “Dove vai” vi sono volti che perseguono una luce che, se dovesse spegnersi, produrrebbe un’effetto di smarrimento e perdita di direzioni giuste da seguire. Il coro è liberamente ispirato al brano “Ma ‘ndò vai?” che Armando Trovajoli scrisse per il film “Brutti sporchi e cattivi” di Ettore Scola.

In “Quartiere italiano” ritroviamo una narrazione lineare propensa a raccontare storie incastrate nel proprio microcosmo, le dinamiche della vita quotidiana su note suonate a ritmo funky/elettronico, e un clima avvezzo all’isteria frenetica generale. Matematica e aspirina è un passo a due che oscilla su due piani d’azione: la presenza incombente e l’assenza dilaniante. Il flusso di coscienza riporta a galla vecchie fotografie scattate male, mosse e incompiute. Il tutto si risolve nel ritornello chiarificatore.

In “Cardio” vi è una maniacale ossessione spaccata a metà fra sesso e potere, soldi e amore. È la ricerca dell’impossibilità di ottenere delle certezze ma anche la ricerca di un battito reale, inesistente, a passo svelto o estremamente dilazionato.

“Madonne” è una ballata coraggiosa, la corsa tra le braccia del carnefice, una sindrome di Stoccolma raccontata tramite il sodalizio tra fascino, intelligenza e comportamenti borderline ai limiti con il masochismo. Le nostre protagoniste sono Madonne coraggiose.

“Sesto piano” è un attimo di solitudine diviso tra un solaio silenzioso in cui nascondersi e una terrazza da cui osservare le stelle. In Seduta spiritica la leggerezza e malizia regnano sovrane, nei meandri di una fuga adolescenziale che cerca una strada contornata dall’ignoto e l’avventura.

Il brano “Sorella” è un legame di sangue tramutato il lotta di potere, un grido di dolore scagliato contro la perdita. Nel brano Intrecci vi è la scoperta di un file rouge che annoda la ricerca di un senso nel contesto quotidiano.

“Vampiro” è un racconto nostalgico e tratteggiato dalla mitologia delle creature che abitano la notte, dipinte come fossero in attesa, con l’orecchio volto verso la radio che trasmette vecchi successi del passato. Psicosogno sono vortici notturni spezzati a metà tra l’insonnia e l’universo onirico. Il quinto piano diventa un muro invalicabile ed infine il suono di una sirena che proviene dalla strada o forse dal mare, Lastricato è una citazione cinematografica. Nell’ultima scena di Fuori orario di Martin Scorsese il protagonista si ritrova smarrito dopo una notte brava passata in situazioni estremamente imprevedibili. È un pirandelliano impiegato che fugge dal proprio nome, dalla propria noia, un neo laureato dopo la sbronza, uno scoppiato indegno, un amante in crisi. È il racconto composto da ferite d’amore e sprazzi di mancata sobrietà.

“Ritorna qui” è un lungo climax che conduce ad una voce vicina, nonostante regni il silenzio che spiega senza rumore ogni cosa.

Lo Straniero ha raccontato l’ombra che tutti noi portiamo cucita indosso, è il retro di ogni facciata, l’interno devastato di ogni bel palazzo che si rispetti.

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