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RECENSIONE – Loren in Loren: il racconto di una generazione intera

3 Gennaio 2019 NEWS

a cura di Giorgia Groccia

I LOREN sono 5 ragazzi fiorentini legati indissolubilmente da birra, videogames e disquisizioni dalla durata di notti intere. Sono innamorati follemente delle loro origini fiorentine e della musica. Il loro album d’esordio è omonimo, fuori dal 14 dicembre 2018 per Garrincha Dischi, ed è il frutto di due anni di duro lavoro in cui la band ha sviluppato un lungo processo di maturazione artistica musicale e di scrittura di testi. Difatti il loro album non ha nulla a che vedere con ciò che, ad oggi, si sente in radio. Vi è una cura attenta nei confronti di tutto il pacchetto completo, senza trascurare o tralasciare nulla.

I brani sono fondamentalmente pop e ballano un valzer tra i drammi generazionali e l’intimità della propria sfera privata. I testi richiamano a gran voce la tradizione della canzone leggera italiana e anche contemporanea, mentre gli arrangiamenti si rifanno eccelsamente alle grandi band internazionali pop/indie. Lo scopo è il non lasciare nulla al caso: che siano i testi o l’armonia e melodia. Vi è un’estrema meticolosità dovuta al percorso intrapreso ma anche alle illustri collaborazioni vissute; infatti il disco è stato registrato in tre studi differenti: il primo, in ordine cronologico, è lo Zoo Studio di Luciano Ligabue che ha invitato i Loren, in seguito alla vittoria del Premio De Pascale al Rock Contest di Controradio, a svolgere la prima parte del lavoro nel suo studio privato di Correggio. Il secondo e’ il Firstline Studio di Follonica di Alex Marton, produttore artistico della band, che ha affiancato e accompagnato il gruppo in ogni fase del disco: dalle radici (preproduzione, riprese) alle foglie (mix, master). Il terzo e’ il Donkey studio di Medicina, lo studio interno di Garrincha Dischi, in cui, con Enrico Roberto Carota (Lo Stato Sociale) e Nicola Hyppo Roda (Keaton, Costa), sono stati perfezionati i suoni di synth e tastiere che hanno affinato il sapore elettronico che si rintraccia negli arrangiamenti.

LOREN è un disco appassionato che intrappola dentro sé non solo tecnica, non solo cuore, ma entrambi i fattori ben amalgamati, i quali, inevitabilmente, riproducono un lavoro discografico ben riuscito e decisamente emozionale sin dal primo ascolto. Ha l’imprinting delle cose belle, quelle fatte per la prima volta e la maturità artistica di cantautori già rodati e navigati. Gli arrangiamenti, differenti tra loro, si incrociano in un unico punto focale che viaggia attraverso le persone, le sfumature dell’animo umano e le turbe costanti di ognuno che fanno parte della nostra folle generazione.

Il primo singolo è CI SALVEREMO TUTTI, ballata in nome delle città che vanno di fretta e l’amore vissuto a rallentatore,  un nitido sguardo di quando le cose riprendono ad avere un significato dal sapore vivido e nuovo. ROLAND GAROS si ricollega immediatamente al singolo precedente, un brano splendidamente riuscito che profuma di una libertà disegnata a mano, viaggi, occhiaie, lucida labbra e la strada che corre sotto i piedi. BLISTER riprende il privato in relazione anche alla dimensione delle notti brave all’insegna del divertimento, il caffè per restare svegli e le pasticche per dormire, frase emblematica di una generazione bombardata da se stessa, dai propri fantasmi. OLTRE OCEANO è un sognante viaggio senza né barriere né distanze, GIGANTI è l’elenco del “non sai cosa darei”… e chi non l’ha mai fatto? È il grido di tutti gli innamorati. SOFFITTI rivive le dinamiche di chi vuole ma non può, di chi non può ma non può farne a meno mai, “i soffitti poggiati su colonne sonore di vecchi film”. SOPHIA è l’unico brano dell’album che porta un nome proprio, PSICOSI incalza sul ritornello esplodendo in sonorità che strizzano l’occhio all’indie rock conservando l’armonia fruibile tipicamente pop e rilasciando un retrogusto dolce amaro. TUTTI FERMI -poeticamente sprezzante- e TU TI FERMI chiudono un album sorprendente di una band giovane ma che sa esattamente la direzione da intraprendere. LOREN è quel colore che sfuma in dolce malinconia, è il meticoloso ritratto di un mondo giovane che vive il proprio universo sulla pelle punta dagli amori tormentati, l’insonnia e i troppi giri di parole che lasciano posto a sguardi e mani tremanti che sanno dire di più, che sanno parlare meglio. Merita davvero d’essere ascoltato.

 

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