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REPORT – L’amore e la violenza, psichedelia e rock’n’roll, i Baustelle sul palco del Locus Festival 2018

a cura di Valeria Carrabs

Sabato 28 luglio il palco allestito all’interno della Masseria Mavù, centro nevralgico delle più calde esibizioni del Locus Festival di quest’anno, si illumina per la penultima data del tour estivo dei Baustelle.

L’atmosfera delle campagne e delle contrade dell’affascinante Valle d’Itria, complice di una luna luminosa, hanno reso la lunga attesa per arrivare al palco (circa un’oretta di fila) più piacevole e carica di influssi positivi. I Baustelle salgono sul palco mezz’ora dopo l’orario indicato e ci caricano addosso quattro pezzi senza fiato, senza dire una parola. Partiti.

Per rincuorarci dell’attesa, decidono di accogliere il pubblico con una perla, “La guerra è finita” che aiuta a creare subito complicità tra band e platea.

L’intero concerto è stato una mescolanza eterogenea tra “L’amore e la violenzavol. 1 e 2 con interruzioni dedicate a pezzi più datati che stanno a significare quanto il loro lavoro artistico segua uno stesso filo conduttore, che quando si tratta di Baustelle non si può parlare di vecchio e nuovo, i loro pezzi sono sempre attuali e contemporanei, è il racconto della vita che scorre attraverso amore, violenza, passione, verità e coscienza del sè e di ciò che ci circonda.

Sullo sfondo spicca la luminosa scritta “Baustelle” dall’aria un po’ retrò che ha accompagnato tutto il loro tour e il palco è riempito dagli artisti che compongono a dovere il quadro della band: i maestri Ettore Bianconi alle tastiere e sintetizzatori, Sebastiano de Gennaro alle percussioni, Alessandro Maiorino al basso, Diego Palazzo alle chitarre e tastiere, Andrea Faccioli alle chitarre e il trio d’origine, Francesco Bianconi per voce, chitarre, tastiere, Rachele Bastreghi, voce e tastiere e Claudio Brasini alle chitarre.

L’energia e la complicità tra i membri del gruppo ha invaso tutti i presenti, estasiati da uno spettacolo magistrale in cui si è potuto vedere e sentire la compiutezza artistica di una delle band italiane più all’avanguardia per scelta stilistica in musica e testi. Un pubblico attivo e partecipe che ha cantato dall’inizio alla fine tutti i pezzi presentati, compresi i “dodici nuovi pezzi facili“.

Nota di merito va alla splendida Rachele Bastreghi, incapace di trattenere le sue energie sul palco, la vediamo ballare, stringere i denti, sorridere ed emozionarsi in tutto ciò che fa, ogni tasto ed ogni strumento sembra vivere al suo solo tocco. Immensamente toccante la performance de “Il minotauro di Borges” da “L’amore e la violenza vol.2“, in cui si è espressa tutta la natura artistica dei membri, un tripudio di sintetizzatori, un crescendo tra voci e strumenti classici. Sempre dal volume due l’acclamata “Veronica n. 2“, ormai vecchia anche se nuova come l’ha definita Bianconi. Ovazione per “Perdere Giovanna“, “Lei malgrado te” , tra i più graditi dal pubblico. Dal volume 1 non poteva mancare “Amanda Lear“, ballata tutta d’un fiato, “La vita“, cantata all’unisono ed “Eurofestival“, calzata a pennello per l’occasione.

Brividi ed emozioni che hanno legato con un filo invisibile band e fan, è stata la versione acustica di “Gomma“, in cui Bianconi e Rachele l’uno accanto all’altro in un botta e risposta musicale hanno trasmesso tutto il pathos di quei sentimenti primordiali che spesso descrivono nelle loro canzoni. L’inaspettata “Le Rane” ha regalato al pubblico l’ennesima emozione che non ha più potuto contenersi con “La moda del Lento“.

Anche stavolta l’organizzazione del Locus ci ha visto giusto, invitando uno dei gruppi italiani che meglio unisce sonorità di più ampio respiro internazionale e testi degni dei migliori poeti che rendono omaggio alla nostra lingua italiana.

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