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REPORT e GALLERY – Evasioni contaminate con Yussef Kamaal a Locus Festival

a cura di Luigi Lupo (foto di Valerio Rinaldi)

Contaminazione e evasione. E’ l’incontro tra le ritmiche nervose del free-jazz, i bassi dei sobborghi di Londra e le note, a volte docili altre schizofreniche, a condurre il pubblico del Locus Festival in un viaggio unico guidato da Yussef Dayes. Il batterista, dalla tecnica e velocità di esecuzione assolute, ha portato nel festival pugliese l’album Black Focus, prodotto insieme a Kamaal Williams con il progetto Yussef Kamaal. Uno dei nomi più interessanti nel panorama del jazz moderno, lanciato dal guru della world music come il dj, producer e cultore Gilles Peterson. L’album, uscito nel 2016, è un concentrato di libertà espressiva ed esperienza compositiva che unisce jazz, funk e black music sulla scia di Kamasi Washington e Flyng Lotus. Purtroppo, però, qualche mese fa l’incantesimo tra i due musicisti si è interrotto: entrambi hanno preso una strada diversa e continuano a girare con due band diverse suonando, però, l’album che li sta consacrando in tutto il mondo. Yussef alla batteria è un autentico mattatore: ritmiche nervose e sincopate conducono giri di basso che si espandono nell’aria fino a colpire lo stomaco del numeroso pubblico presente in una calda (torrida) serata estiva pugliese. La tastiera, dominata da Charlie Stacey, assume i caratteri quasi di una chitarra elettrica alternando arpeggi increspati e lunghe note psichedeliche (Strings of Light) ed evasive, pianure sonore che guardano allo spazio (Lowrider). Come nella title-track, Black Focus, che viene presentata in una nuova veste dove la tastiera sostituisce il percorso di sax che si ascolta nel lavoro discografico. Il pubblico del Locus, sempre attento e profondo conoscitore, apprezza e partecipa. Qualcuno muove le spalle, c’è chi balla sorseggiando del buon vino. Perchè i ritmi di Kamaal sono davvero irresistibili tanto che, dopo l’ultimo pezzo, dalla platea si alza forte la voce degli spettatori a chiedere un encore. Subito accontentati da un trio in gran forma che quasi non fa rimpiangere la separazione professionale del duo Yussef Kamaal. Mansur Brown ha da poco lasciato il basso per la chitarra elettrica e sprigiona affondi da rapimento blues. E così si vola entusiasti in un’altra unica notte targata Locus Festival.

Guarda la gallery a cura di Valerio Rinaldi.

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