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REPORT – Meg al Teatro Martinitt di Milano, il ritorno della regina dell’imperfezione

27 novembre 2017 EVENTI & CONCERTI, NEWS

a cura di Jack Malombra

La messa in scena musicale di Meg é l’analogia della risposta alle domande che mi pongo da un po’ di tempo, ogni tanto per amor della musica finisco in qualche pub sgangherato o in qualche centro sociale e per quanto abbia un vissuto o dei sentimenti di gratitudine verso gli artisti in questione mi sento comunque un pesce fuori d’acqua.
Così penso alla carriera di Meg con i 99 Posse nei cortei e nei centri sociali, non credo sia cambiato il suo orientamento politico ma innegabilmente la sua musica ha trovato nuovi orizzonti e nuovi lidi, di questo ne sono grato.
La regina dell’imperfezione dopo il suo primo album live torna con uno spettacolo in due atti intervallati da una pausa di quindici minuti.
Un simpatico personaggio con la maschera da coniglio ci introduce in un applauso iniziale per poi svanire all’apertura del sipario, Meg in piedi su una scala ricoperta da un telo bianco complementare al suo vestito “Olio su tela” magistralmente eseguita, una volta tornata con i piedi sul palco “Succhio Luce” ma la magia avviene subito dopo con “Simbiosi”: il ri-arrangiamento dal vivo svela un’esigenza più elettronica con aggiunta di cassa dritta trasformando una hit più introspettiva in un inno a spostare i proprio orizzonti in maniera più fisica.
Le restanti canzoni dimostrano come Meg si trovi perfettamente a suo agio nella propria imperfezione parlando anche di Napoli solitamente una città senza via di mezzo, odiata o amata dagli abitanti dello stivale, con “Imperfezione” (title track della sua ultima fatica) il ritorno di questo fantomatico coniglio in veste di ballerino al quale Meg sembra dedicare i versi del suo amore per l’imperfezione mentre con “occhi d’oro” e “Napoli Città Aperta” l’oggetto dei suoi testi diventa la sua città di cui mette in luce sia gli aspetti positivi che quelli negativi.
Una breve pausa e il concerto riprende con Promemoria ed É Troppo Facile canzoni d’amore che scaldano il pubblico a quello che sta per arrivare, infatti un’intro lunghissima e quasi discostante dalla melodia originale aprono le danze per Quello Che, il singolo che consacrò Meg (al tempo cantante dei 99 Posse) nel panorama musicale nazionale, questo nuovo riarrangiamento scardina l’originale annullando l’esigenza della strofa cantata da Zulù, lasciando tuttavia intatta la carica esplosiva che ha sempre avuto: un beat stuzzicante e il suo inconfondibile accento napoletano hanno il potere di lasciare invariato l’attaccamento emotivo dei fan a questa hit nonostante la sua nuova veste più dinamica.
Il pubblico canta e si lascia andare, uno scroscio di applausi e subito si continua a parlare d’amore con Il confine tra te e me, Audioricordi e a sorpresa Parole Alate, una delle sue prime canzoni da solista, ho sempre immaginato Meg cantare questo testo a tutti gli ex colleghi dei 99 Posse delusa dalla fine forse prematura del loro progetto.
E forse non a caso dopo questi sentimenti sofferti il sipario si chiude e Meg esce sul proscenio del palco a intonare un’altra grande hit della sua precedente band come “Sfumature” che strega il pubblico portandolo in una dimensione più riflessiva, subito interrotta dal finale del concerto, infatti si susseguono Parentesi e Distante dove l’artista si lascia andare a balli scatenati e a cori dal pubblico, lasciando il palco dopo aver dato prova della sua imprevedibilità musicale.
Lascio il teatro contento e Meg lasciatelo dire: “Quello che, sei per me, é inutile spiegarlo con parole”.

 

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