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REPORT – Postino live a Roma: Tour di Soia tra scatoloni impolverati e cuori blu

19 novembre 2018 Senza categoria

a cura di Giorgia Groccia

Samuele Torrigiani, in arte Postino, ha da poco iniziato il suo secondo tour, il quale lo condurrà in alcuni dei maggiori club della Penisola. La seconda tappa, il 16 novembre 2018, spetta alle Capitale, la bella Roma, e così, tra le pareti buie ma accoglienti del Monk, il Latte di Soia rivive per la seconda volta: stessa location vestita d’inverno e un pubblico esponenzialmente moltiplicato. Non c’è da stupirsi però, difatti l’artista aveva già superato ogni aspettativa sin dal principio, raggiungendo numeri estremamente vertiginosi su tutte le piattaforme digitali, soprattutto dopo pochissimo tempo dall’uscita del disco, Latte di Soia, il 6 luglio 2018 per Labella Studio.

Postino è l’ultimo dei romantici, ama mettersi a nudo -citando uno dei suoi brani più famosi- ama parlare chiaro, picchia forte tra i denti, tira a segno un colpo ben assestato proprio lì, dove è difficile arrivare, penetra e fa breccia nei cuori con un sound malinconico ma sempre sul pezzo; riporta in memoria ricordi che l’ascoltatore pensava addirittura di aver rimosso, un susseguirsi di piccoli particolari quotidiani e gesti consueti, tra cui gli evidenti punti deboli della nostra generazione che lava via i sentimenti in lavatrice a botte di spugne imbevute d’alcool; è un valzer che balla tra l’insana propensione umana verso l’autodistruzione ed una preghiera che cita di non voler perdere parti di sé, chiedendo al tempo di tornare indietro. Non pone la sua musica in un’ottica banale, ne tanto meno antica: ha una scrittura fresca proprio come la maggior parte degli arrangiamenti ultramoderni che fanno da cornice a parole che non possono passare in osservate, racchiuse da una voce calda e tagliente, una combo che vince e vince sempre meglio. Come le balene è il primo pezzo in scaletta subito dopo l’intro. Il pubblico di Postino è coinvolto ma anche coinvolgente, conosce a memoria e canta tanto, dialoga con l’artista, che ad oggi, vive il palco con disinvoltura e naturalezza, rendendosi persona, meno personaggio, un essere in carne, ossa e sentimenti; non finge, non adopera gestualità eccessive, piuttosto ricrea un ambiente intimo, un continuo scambio equo ambo due le parti.

Si passa subito a Fuori dalla Disco, e Quella scatola, brano posizionato in chiusura dell’album, una chiacchierata tra gli scatoloni pieni zeppi di foto impolverate, jeans da stirare, lenzuola sporche, sveglie che dovrebbero non suonare mai, armadi aperti e vivida memoria di una lei che è andata via da quella casa vestita interamente da ricordi presi a schiaffi dal destino. Si prosegue in scaletta con Miope, per poi passare a Viaggia insieme e Mi fido di te, celebre brano di Jovanotti contenuto nell’album Buon Sangue. Subito dopo segue la punta di diamante, Blu, il brano che ha reso celebre Postino tra i giovanissimi e non solo: perché cantare di un cuore che porta il colore dal mare, cantare di un blu che ha duplici significati, non può passare inosservato. Blu in inglese è una parola intraducibile, una malinconica tristezza vestita dai sorrisi spezzati, mani che non si incrociano più, sensazioni calde che risiedono sul fondo della coscienza. Subito dopo Anna ha vent’anni ci ricorda quanto noi stessi ci rendiamo incapaci di apprezzare ciò che stringiamo tra le dita per poi rimpiangere il tutto troppo tardi: perché è di questo che siamo fatti noi, di rimpianti. E invece quando Anna (nome della nonna di Torrigiani) era giovane ci si vestiva d’illusioni, forse le piccole cose pesavano di più o più semplicemente il peso specifico si attribuiva alle cose giuste, al momento giusto, con le tante mancanze dovute ad un difficile periodo storico: l’apprezzare incondizionato ha smarrito la strada tra le stories di Instagram e un drink di troppo il sabato sera. Seguono Quando non parli e Mi fai venire, per poi coronare il gran finale con un coro unanime che intona Ambra era nuda, durante la quale il cantautore resta in silenzio per gustare lo spettacolo e per far sì che il proprio pubblico possa urlare con le dita volte verso il soffitto una poesia scritta in musica la quale chiacchiera grandi verità attraverso grandi metafore. In chiusura, prima di salutare Roma, Postino regala ai fan una versione di Blu in acustico e un bis di Come le balene, così “torniamo a casa tutti più tristi” ironizza l’artista. E invece si torna a casa forse un po’ più malinconici, con una riflessione nella testa che buca affondo sentimenti che non tutti riescono a scomodare.

Foto © Doyoulike.org

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