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REPORT – The Wailers, pietre miliari del reggae, per la chiusura di “Festambiente Sud 2018”

14 agosto 2018 EVENTI & CONCERTI

a cura di Valeria Carrabs

Si è concluso la scorsa domenica 5 Agosto il “Festambiente Sud 2018“, il festival nazionale di Legambiente per il Sud Italia, che ha portato in alcuni dei comuni del Gargano una ventata di musica dal respiro internazionale. Legambiente, in collaborazione con Welcoming Europe, ha deciso di dedicare la giornata conclusiva del festival all’ immigrazione e all’ accoglienza, tema che si sposa perfettamente con quella che è la filosofia di amore e uguaglianza della musica reggae, portato sul palco dai “The Wailers“, principali esponenti di questo genere. In un qualche modo, domenica 5 agosto a San Giovanni Rotondo, si è respirata la storia di quello che può essere definito più una religione, un credo; e per i più giovani questa ha rappresentato l’unica occasione per ascoltare il messaggio che il poeta e musicista, considerato il maggior esponente del movimento spirituale Rastafari, Bob Marley, ha voluto lasciarci all’interno delle sue canzoni e che è stato portato avanti da chi lo accompagnato per tutta la sua carriera.

A mantenere vivo il sound rivoluzionario che li contraddistingue ci sono i membri originali della bandAston “familyman” Barret, al basso, Junior Marvin e Donald Kinsey alla chitarra e voci. Alla batteria, invece, la band presenta Aston Barret Jr., nipote del batterista co-fondatore Carlton “Carly” Barret, Shema McGregor, figlia di Judy Mowatt (una delle coriste originali di Bob) eHassanah a fare da coriste; Owen Reid alla chitarra e Noel Davey alle tastiere. Il duro compito di capeggiare e trasmettere il messaggio di amore di Bob Marley è affidato a Joshua David Barret.

I “The Wailers” non sembrano essere scalfiti dagli anni e trasmettono on stage ancora tutta la loro energia e trasporto anche con il loro pubblico. Loro sono i “The Wailers”, sono leggendari e non hanno timore di ammetterlo e dimostrarlo, su tutti Junior Marvin, scatenatissimo e vero trascinatore del gruppo.

Dopo una lunga attesa, il concerto era previsto intorno alle 21 ma di fatto ha avuto inizio solo ore 11, la band ci accoglie letteralmente con “Positive Vibration“, che non ci lasceranno per tutta la durata del concerto. Il senso di unità e pace è trasmesso attraverso una carrellata delle più grandi e celebri canzoni della storia del reggae: “One Love“, “I Shot the Sherrif“, “Is this Love“, “Buffalo Soldier” e “Jammin” che per i cultori del genere, amanti delle “dancehall”, non poteva che essere emozionante ascoltare suonate dal vivo, nonostante non si sia rivelato un pubblico poi così attivo.

Un’organizzazione generale piuttosto disordinata, molti controlli da parte delle forze dell’ordine, forse anche troppi, che sono andati un po’ in contrasto con quello che era lo spirito di quella giornata. Triste vedere, nella giornata del festival dedicata all’accoglienza, un ragazzo di colore munito di biglietto tarchiato per i suoi documenti e al quale viene negato l’accesso al concerto.

Nonostante questo, lo spettacolo ha proceduto nel migliore dei modi facendo risuonare il Parco del Papa di San Giovanni Rotondo di musica, di positività e di amore.

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