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FOCUS ON – Come se la passa lo ska in Italia? Ce lo dicono gli Skassapunka

18 luglio 2017 INTERVISTE, NEWS

a cura di Lucia Tilocca

Rivoluzione, immigrazione, diritti umani, salvaguardia dell’ambiente e ribellione al sistema. Sono i temi trattati dagli Skassapunka. Il nome di questo gruppo, nato a Milano nel 2008 ci suggerisce di quale genere musicale stiamo parlando: lo skapunk.

Lo ska in Italia non è mai arrivato ai livelli del pop, del rock e del jazz, è rimasto lontano dall’ambiente musicale commerciale. Già diversi artisti degli anni 60 in poi avevano mostrato un gusto per lo ska, Peppino di Capri (Operazione al Sole), Donatella Rettore (Donatella), Edoardo Bennato. Ma dovremo aspettare diversi decenni prima che in Italia si formi una vera e propria identità ska. Ci ha provato Giuliano Palma a portare a livello mainstream lo ska sia con i Bluebeaters che con i Casino Royale. Ma l’esplosione è avvenuta nei circuiti dell’underground. Il genere di cui oggi parliamo trova il terreno fertile per esprimersi in determinati ambienti sociali e culturali, come i centri sociali, da sempre luoghi di ribellione, di autogestione e di estraniamento al sistema. Qui di seguito la mia intervista agli Skassapunka.

Quando si è formato il vostro gruppo?

Gli Skassapunka esistono dal dicembre 2008

Com’è nata l’idea del nuovo album “Rudes against” e qual è il brano più significativo?

Rudes against è il nostro terzo album, il primo di questa formazione, il messaggio che vogliamo lanciare è rivolto a noi e a chi ci ascolta, viviamo in un periodo che ha bisogno di vederci rudi, romanticamente duri, duri contro, è importante lottare, ancora prima, riconoscere contro cosa lottare. I nostri brani parlano di come venga mossa la passione, si riattiva il cuore, grazie ad un empatia con la collettività. Sicuramente (perché abbiamo voluto così) il prezzo che più rappresenta Rudes Against è il brano omonimo.

Il Rudes against tour vi fa viaggiare in Europa, qual è il paese in cui il genere ska è più apprezzato e conosciuto?

A pari merito per ora Svizzera e Germania, anche se in realtà dobbiamo ancora andare in Spagna (a settembre) lì dicono che sia molto diffuso.

Raccontateci il concerto che più vi ha dato soddisfazione e carica e quello invece che è andato peggio in questo vostro tour.

Il tour sta andando bene in generale, i concerti in Trentino e in Svizzera sono le più grandi soddisfazioni per ora. C’è stata una data che non ha funzionato tanto all’interno di un festival punk rock a Calenzano (tra Firenze e Pisa), organizzazione e posto meravigliosi ma pochissima partecipazione.

In “Amara” trattate del tema dell’immigrazione, della fuga da terre devastate da guerre, qual è secondo voi il modello di integrazione che dovrebbe adottare l’Italia?

Non credo possa esistere un modello d’integrazione funzionante all’interno di questo sistema economico. Gli immigrati sono un problema, sono un business, sono l oggetto della contesa politica, forse la questione è che non vengono trattati da quello che sono cioè esseri umani. Credo che questo discorso si possa allargare a tanti strati della nostra società.

Quali sono i gruppi musicali che vi hanno ispirato nel creare la vostra musica

In realtà ogni nota di ogni canzone ti condiziona, ti ispira e ti spinge a creare qualcosa di diverso, per rispondere alla domanda legandosi al nostro genere Ska-p e Punkreas su tutti.

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