“C’ERA UNA VODKA” : Emozione, stato d’animo o sentimento, cos’é la gelosia?

La rubrica settimanale di Stefania di Pierro

Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo provato, negli angoli reconditi del nostro cuore, un moto di gelosia.

Da sempre, sia l’arte che la letteratura hanno prestato molta attenzione a questo tema senza venirne, essenzialmente mai a capo. La gelosia, infatti, è di difficile definizione dal momento che è complicato rilevare, ancora oggi, se si tratta di un’emozione, uno stato d’animo, o un sentimento. Potrebbe trattarsi di un’emozione dal momento che si presenta in modo brusco (accompagnato da caratteristiche modificazioni psico-fisiologiche); tuttavia ha anche l’aspetto di un sentimento dal momento che permane nel tempo, viene evocata da eventi esterni ed occupa gran parte del vissuto cognitivo dell’uomo.  A complicare il tutto intervengono, naturalmente, le distinzioni tra diverse tipologie di Gelosia. Variano, infatti, a seconda dell’oggetto verso cui si manifesta questo moto interiore.  Siamo in presenza di Gelosia Materiale se c’è un desiderio di esclusività per delle cose che ci appartengono e che non vorremmo cedere ad altri. Ma vi è anche una Gelosia Romantica, per cui domina il timore di perdere l’affetto esclusivo di una persona.

In genere le ricerche in ambito psicologico, così come la letteratura , si sono occupate in prevalenza di questo tipo di gelosia. La gelosia romantica suscita un insieme di sentimenti ed emozioni riguardo la persona amata, il rivale e il sé . Le emozioni che suscita si riassumono in una sorta di ambivalenza nei confronti della persona amata che si traduce in un aumento dell’interesse e del desiderio nei suoi confronti associato a rabbia, ostilità e al timore della perdita. Parallelamente la persona gelosa sperimenta verso il rivale odio e desiderio di annullamento che diventano tanto più forti quanto più il rivale è percepito con caratteristiche positive come la bellezza, l’intelligenza, la cultura ecc. In questo senso una delle cose curiose è costituita dal fatto che il geloso percepisce come più pericoloso un rivale che possiede le caratteristiche positive che lui stesso vorrebbe possedere, piuttosto che un rivale considerato ideale dalla persona amata (Schmitt, 1988).

Interpelliamo a questo punto la Biologia.

La risposta ci è data da questa scienza che “studia tutto ciò che concerne la vita” (dal greco βιολογία, composto da βίος, bìos = “vita” e λόγος, lògos = nel senso di “studio”)

Dall’osservazione attenta del  mondo animale che fa ci suggerisce che la gelosia altro non è che  la necessità di autogarantirsi una discendenza genetica. Nulla di nobile e poetico quindi, ma piuttosto trattasi di meccanismi inconsci.

L’esclusività del rapporto di coppia, infatti, induce i due attori principali ad autoescludersi dal sociale, in una forma di chiusura paraindividualista che, per secoli, ha rappresentato la punta di diamante del predominio umano sulla terra. Di certo, c’è una differenza sostanziale tra la gelosia di genere. Entrambi, maschi e femmine, provano gelosia nel presente, però, prendendo in considerazione l’aspetto temporale, si manifestano delle differenze notevoli. Gli uomini tendono a provare una gelosia di natura retrospettiva, mentre, le donne proiettano la propria nel futuro. Perché accade questo? I maschi sono terrorizzati dall’idea di allevare figli non propri, cioè di dare spazio e vigore a caratteristiche genetiche che appartengono ad altri uomini. (I leoni, ad esempio, quando spodestano un rivale, compiono un’azione criminale: uccidono la cucciolata del maschio che li ha preceduti.  Allo stesso modo il maschio umano è geloso dei rapporti precedenti  perché inconsciamente teme che la donna sia capace di fargli allevare un figlio non proprio. La femmina umana, d’altro canto, teme che, il padre biologico dei propri figli, la abbandoni per seguire “forme” più allettanti e  “fresche” perdendo, così, la possibilità che i propri caratteri genetici possano sopravvivere.

Apparirà offensivo ma : essere gelosi vuol dire essere primitivi , nel senso biologico della frase. Questa spiegazione biologica del fenomeno non giustifica, naturalmente ,la violenza  perpetrata dall’uomo verso la propria compagna (e viceversa).

Non giustifica quella violenza che è attrice di un’angosciante realtà sociale, sempre più tristemente protagonista delle pagine nere di cronaca.