CINEMA – Tale of Tales: le novelle dark di Matteo Garrone

a cura di Marina Amoruso

All’interno di una struttura narrativa perfettamente circolare si muovono i personaggi delle tre novelle (La regina, La pulce, Le due vecchie) tratte dalla raccolta Lo cunto de li cunti, opera seicentesca dell’autore napoletano Giambattista Basile (che ha ispirato le più conosciute fiabe di Hans Christian Andersen e dei fratelli Grimm) e scelte dal regista Matteo Garrone per la trasposizione sul grande schermo in occasione del suo primo film in lingua inglese, attualmente in concorso al 68° Festival di Cannes.

Nonostante cast e produzione internazionali, l’ultimo film del regista di Gomorra risulta italianissimo per una serie di motivi. Innanzitutto, come già detto, per l’origine nostrana del Pentamerone da cui sono tratte le storie, poi sicuramente per la scelta delle ambientazioni mozzafiato, tutte italiane e geograficamente vicine ai luoghi in cui ha realmente vissuto Giambattista Basile: si va dal Castel del Monte di Andria al castello abruzzese di Roccascalegna, dalle Gole dell’Alcantara in Sicilia al Palazzo Reale di Napoli, per citarne alcuni. Molto poco internazionale (e comprensibilissima) è inoltre la scelta di realizzare effetti speciali “artigianali”, impiegando al minimo la computer grafica: chi ha bisogno del digitale con questi splendidi luoghi assolutamente reali?

Costumi e scenografie sono estremamente gotiche e baroccheggianti, con una grande attenzione riposta nei contrasti cromatici: basti pensare alla regina Salma Hayek che indossa un abito nero mentre divora un cuore sanguinante, il tutto immersa in una stanza completamente candida, o al tripudio di colori delle scene orgiastiche di cui il re Vincent Cassel è protagonista. Di grande impatto visivo risultano, inoltre, i repentini passaggi da ambienti bui e claustrofobici a spazi aperti e luminosi, accompagnati dal cessare della musica nei momenti più critici, che alimentano il senso di disagio e disorientamento dello spettatore.

Fortissima l’influenza della formazione artistica del regista nel clima generale della pellicola: molto evidenti i richiami ai Caprichos settecenteschi di Goya, grottesche illustrazioni dei sempiterni vizi umani, popolate da mostri e animali antropomorfi, il tutto sospeso in una generale atmosfera di angoscia. Ed è proprio questo che ritroviamo nel Racconto dei racconti: lussuria, cupidigia, egoismo (“Nessuno ti ama come ti amo io”) trasfigurano gli esseri umani e li rendono assolutamente indistinguibili dalle mostruose creature che popolano i racconti: fanno più paura il drago marino e l’orco dato in sposa alla principessa Viola oppure la regina di Selvascura che si trasforma in una bestia alata per accaparrarsi l’amore esclusivo del figlio Elias o, ancora, la vecchia Imma che decide di farsi scorticare accecata dal desiderio di  ritornare giovane e bella?

Le novelle, pur descrivendo situazioni e luoghi diversi, risultano collegate tra di loro non soltanto da alcune scene di raccordo (come, per esempio, quella del funerale del re di Selvascura o, ancora, quella finale ambientata nel cortile di Castel del Monte), ma anche perché seguono il fil rouge della femminilità nelle diverse fasi della vita. Tutte e tre le storie, infatti, hanno come protagoniste delle donne: una è alle prese con la pubertà e la messa in discussione della figura paterna, una insegue disperatamente la maternità e le ultime due fanno infine i conti con la decadenza del corpo e ricercano, invano, i fasti della bellezza e della giovinezza ormai perdute.

Il regista rimane, quindi, fedele alla sua scelta di parlare di temi sociali reali ambientati in luoghi reali (vedi il già citato Gomorra, oltre a Reality), con le uniche variazioni legate al fatto che questa volta le sue riflessioni su pellicola non sono ambientate ai giorni nostri, scelta ovviamente dettata dalla fonte dalla quale attinge, e che nel cast prevalgono gli attori professionisti rispetto ai suoi precedenti lavori. Le riprese risultano più statiche e il ritmo più lento rispetto a ciò a cui ci ha abituati, ma la decisione è coerente considerando il tempo dilatato, statico e indefinito intrinseco alle fiabe e ai racconti.

Le attualissime novelle di Basile prima e l’allegorico fantasy di Garrone poi ci ricordano che, da sempre e per sempre, le belve più temibili si annidano nell’animo dell’uomo e che ogni desiderio ha, inevitabilmente, un prezzo da pagare, tanto più grande quanto più oltre ci si spinge nel desiderare.