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CULTURA – Giorgio Faletti, il camaleonte con tante vite artistiche
“Ho sempre sostituito la paura di non farcela più, con la speranza di farcela di nuovo”
Scrittore, cantante, autore di canzoni, attore, cabarettista. Un camaleonte con tante vite artistiche, tutte di successo, che non ha mai smesso di reinventarsi. Giorgio Faletti è nato come Vito Catozzo una simpatica guardia giurata dal forte accento pugliese che dispensava sorrisi in “Drive in”. “È ciò che ci distingue dal regno animale. I cani provano sofferenza, le giraffe possono essere malinconiche, le scimmie depresse, ma l’uomo sa ridere. Una battuta ha la possibilità di cambiare il tuo stato d’animo. Al pari di una canzone che ti fa venire la pelle d’oca.” Ci è riuscito in entrambi i modi: un cabarettista dall’ ironia grottesca che cambia pelle e colpisce con un rap tragico di cui è autore e cantante:”Signor tenete”,gli vale il premio della critica al festival di Sanremo. Tanti colpi senza mai sbagliarne uno. Sosteneva che la vita di un artista avesse un andamento ciclico, certo ha attraversato fasi di forti negatività, ma aveva l’intraprendenza di sganciarsi, rischiare, sperimentare, deviare la sua rotta, trasformarsi e emozionare in modo diverso. Non si fermava, cercava sempre strade nuove. Chi è stato veramente Giorgio Faletti? “Io sono due fotografie che non possiedo più” si definiva ” Nella prima, avevo una decina d’anni, era il giorno di Natale e ballavo un valzer con mia nonna con un’aria persa, ispirata. Nella seconda massimo quattro anni, sono seduto con le gambe accavallate e ho una sigaretta in mano, aria malandrina, un ghigno da teppista.” Queste due anime sono miscelate a pieno nei suoi libri da scrittore davvero formidabile. Nel 2002 pubblicò il suo primo romanzo con l’animo beffardo della seconda foto. “Io uccido” definito uno dei miglior thriller dell’ultimo decennio. «Fare lo scrittore assomiglia per certi versi al lavoro che si fa nel cabaret: bisogna osservare bene i caratteri dei personaggi della vita reale, e poi fissarli in un testo, in un comportamento. In più, per un libro devi visitare i luoghi. Ho disseminato il romanzo di soggetti folli, in cui c’è davvero della pazzia a volte cattiva e pericolosa, a volte solo derivata dall’incapacità di elaborare il dolore. Caratteri, che non fanno mai ridere, al contrario di Vito Catozzo, in un posto che è l’icona della normalità.” L’animo del romantico ballerino di valzer è invece in un altro romanzo «Tre atti e due tempi», pieno di morbidezza e malinconia, qui scrive: ” L’esperienza è una cazzata, una cosa che non esiste. Per il resto, è sempre la prima volta.” Lui viveva di prime volte, e quando qualcosa gli iniziava a esser troppo stretto, voltava pagina. Anche con la malattia ci ha provato, l’ha presa a calci, l’ha respinta fino alla fine annullando la sua tournée solo pochi giorni prima, ma questa non dipendeva dalla sua progettualità, e non ce l’ha fatta.
“L’importante non è quello che trovi alla fine della corsa, ma quello che provi mentre corri”concludeva così la sua interpretazione in “Notte prima degli esami” e così gli rendiamo omaggio, rievocando questa strada e i mille volti con cui in 63 anni l’ha percorsa. I mille volti di Giorgio Faletti, ognuno per un suo motivo immortale.
Giulia Falcone




