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EDITORIALE – IL WEB, DIMENSIONE DEL NOSTRO SOGNO: ODIATO E OSANNATO
L’editoriale della direttrice di doyoulike.org, Rosa Barca
Di un bel sogno ci resta la voglia di realizzarlo. Ad un mese esatto dalla nascita del nostro progetto è della nostra voglia quello di cui siamo fermamente convinti. Porre un freno alle ambizioni è improbabile, ma soprattutto non ci riguarda. Forse è meglio dire che mettere il piede sull’acceleratore non ci dispiaceva poi più di tanto. Anzi. Siamo fieri di festeggiare il nostro primo mese con voi ricordando il compleanno di chi è stato un vero acceleratore di conoscenza e sviluppo. Nel marzo di venticinque anni fa nasceva il web. Un giorno odiato e l’altro osannato certamente senza di lui del nostro sogno ci sarebbe restata null’altro che l’ amarezza di non poterlo nemmeno immaginare.
Correva l’anno 1989 quando il giovane Tim Berners Lee pubblicava un saggio tecnico dal titolo “Management dell’Informazione:una proposta”, in cui esponeva un metodo per migliorare le comunicazioni all’interno del Cern di Ginevra presso cui lavorava. Il progetto del fisico britannico mirava a facilitare lo scambio delle informazioni e a rendere immediatamente fruibili i dati degli esperimenti,cercando di migliorare la cooperazione tra i ricercatori impegnati nello stesso campo in maniera semplice e intuitiva.
“Il problema della perdita di informazione è particolarmente sentita al Cern, ma in realtà noi siamo un modello in miniatura di quello che potrebbe essere il mondo in pochi anni” – scriveva nella sua pubblicazione. L’idea prevedeva di creare link tra i documenti che seguissero percorsi logici, in modo da districarsi facilmente tra un numero considerevole di dati.Il progetto che presto prese il nome di World wide Web all’epoca fece storcere il naso di molti che consideravano quel lavoro completamente “inutile”. Non potevano sapere quanto si stavano sbagliando.
“Vago ,ma emozionante” così fu bollato il progetto all’epoca. Che immaginasse quanto stesse apportando di rivoluzionario al mondo dubitiamo. Fatto sta che la sua intuizione ha portato internet ovunque.
Sono passati 25 anni da allora e oggi nessuno potrebbe più immaginare un mondo senza. Dagli attuali 8 miliardi si calcola che nel 2020 i dispositivi interconnessi saranno 30 miliardi.
Diversi i pareri dal mondo della cultura e non solo. Se Papa Francesco l’ha definito un dono di Dio, Eugenio Scalfari ha sostenuto che è la causa dell’ignoranza, Susanna Tamaro gli ha attribuito la crescita dei tentativi di autodistruzione degli adolescenti mentre Curzio Maltese ha affermato che è “un passo indietro rispetto all’evoluzione della specie”.
Secondo una ricerca condotta dal Pew Research Center l’80% degli americani
usano Internet ogni giorno a differenza di quanto accadeva nel 1995 quando solo 14 cittadini su 100 andavano online. Dallo studio emerge anche, contro chi afferma il contrario, un atteggiamento positivo nei confronti di Internet:per il 76% ha migliorato i rapporti umani, solo il 13% è amareggiato da cattive esperienze digitali.
Certo è che Internet resta tuttavia troppo prezioso per farcelo negare. A prendere posizioni in maniera netta contro chi esercita un controllo o un divieto dell’uso libero è proprio Berners Lee.
Il padre del web sa bene quanto sia importante tutelare fino in fondo la bellezza dei propri sogni per questo si muove in prima linea a difesa della sua creatura. Ci vuole – spiega sir Tim al Guardian – una Magna Carta digitale che “protegga e sancisca l’indipendenza di tutti gli utenti dagli attacchi che governi e aziende gli hanno rivolto contro ultimamente». Nell’ambito del progetto più ampio chiamato “il web che vogliamo”, Berners-Lee invita i cittadini a scrivere una carta dei diritti degli utenti in ogni paese, sperando che venga appoggiata dalle istituzioni e pure dalle grandi corporation.




