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Fuga di cervelli, talenti e risorse che l’Italia perde

Talvolta è gratis e ci passa sotto il naso ma non riusciamo a riconoscerlo. Eppure se lo fai scappare costa 40mila euro ad imprese e cittadini. Ebbene sì. A tanto ammonta, secondo una ricostruzione di Page Personnel, il “costo” di un talentuoso neoprofessionista che si forma in Italia e plana altrove dopo i primi intralci nel mercato del lavoro.

Il calcolo é facile e lineare: 40mila euro in più se il giovane resta operativo nell’ azienda e nella Penisola, 40mila euro in meno se i contratti offerti altrove scalzano condizioni e prospettive di carriera in Italia. Se attiri il talento cresci, e se cresci guadagni.E il guadagno è tutto nostro, é di un Paese che potrebbe arricchirsi solo se imparasse a prestare loro l’attenzione che si meritano.I fatti , tuttavia, procedono in un’ altra direzione: l’Italia li lascia andare via cosicché il popolo dei giovani laureati con la valigia ha sfondato,con nostra delusione, il tetto dei 400mila.  Questi numeri sono talvolta motivo di orgoglio e talvolta di desolazione per l’Italia.  Da una parte confortano, perché sono segno di intraprendenza, voglia di  rischio, ricerca, ma d’altra parte sono un segnale preoccupante, di  impoverimento dei nostri territori, dovuto alla carenza di offerta e di  ricambio nel nostro Paese,che perde i giovani laureati che ha formato, che perde la freschezza di menti in grado di svecchiare il sistema.

Il numero di giovani italiani emigrati nel 2012 è stato pari ufficialmente a 68mila connazionali, il più alto degli ultimi dieci anni. Quattro milioni quattrocentoottandaduemila sono gli italiani ufficialmente residenti all’estero al 31 dicembre 2013, secondo quanto reso noto in Gazzetta Ufficiale lo scorso 30 gennaio. Due milioni 430mila di loro risiedono in Europa, un milione 396mila in America Meridionale, 408mila in America Centrosettentrionale, 246mila nel resto del  mondo. A fare il biglietto- di sola andata in molti casi- sono ingegneri pagati meno del dovuto, medici in attesa dei concorsi per specializzazione, professionisti di finanza, marketing o information computer technology senza offerte convincenti in Italia. Il motivo scatenante la diaspora?La ricerca di lavoro al primo posto. È un lavoro spesso qualificato, quello ottenuto all’estero, come dimostrano le  percentuali: il 18% ricopre l’incarico di dirigente o quadro, il 21% di docente universitario, il 14,6% di ricercatore.

10691060986_5019c59304_oAll ’estero è facile trovare opportunità di crescita professionale, umana e individuale e quella meritocrazia tanto desiderata e sconosciuta dalle nostre parti. Le giovani risorse umane che partono dall’Italia molto spesso non tornano. Avreste il coraggio di chiedere loro il perchè?Per quanto possiamo ignorarla siamo di fronte ad una emigrazione vera e propria se di rientro- come dimostrano i dati e i fatti- nn vi é traccia alcuna.  Eppure investire nei giovani ad alto potenziale è una scelta strategica e lo è sempre. Le storie di successo dei tanti che ce l’hanno fatta testimoniano che, quando all’ingegno viene dato spazio per esprimersi e svilupparsi, possono nascere imprese capaci di rilanciare l’economia ed esportare il marchio italiano nel mondo. Sfuggire alla fuga-e perdonatemi il gioco di parole-con una vera e propria sterzata è d’obbligo e indispensabile.Ad urlarlo sono proprio loro,quei giovani cervelli che sono capitale umano in fumo per il nostro Paese che li ha messi al  mondo, ma non sa o stenta a tenerseli stretti.

Rosa Barca, direttrice doyoulike.org

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