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REPORT – Locus Festival è anche clubbing di qualità

16 Agosto 2019 Senza categoria

di Luigi Lupo

Non solo il jazz, la black music e le loro moderne contaminazioni o anche le voci del cantautorato italiano. Locus Festival riserva ogni anno uno spazio speciale alla dimensione del clubbing selezionando artisti, dj e producer che rientrano nella logica artistica della rassegna pugliese. Khalab, Four Tet e Ben Ufo – ospitati nella serata del 14 agosto alla Masseria Mavù di Locorotondo – sono rispettivamente esponenti di visioni della musica da club ricercate e mai banali. La loro presenza in consolle dimostra, ancora una volta, l’attenzione del festival a un’esplorazione di qualità dell’universo ritmico elettronico.

A partire da Khalab, il progetto di Raffaele Costantino – noto anche per “Musical Box”, il suo format su Rai Radio Due – che ormai è un punto di riferimento nei circuiti elettronici internazionali. Come nei suoi album – ne è un esempio l’ultimo Black Noise 2084 – il producer compie un viaggio geografico, culturale e musicale nelle tradizioni ritmiche africane. Il suo set è pertanto un crogiolo di spezie esotiche, voci tribali, energia afro, elementi spesso uniti o a volte distanti dalle canoniche strutture della dance mittleuropea.


Dopo la sua apertura, è il momento di uno degli ospiti più attesi dell’intero cartellone: Kieran Hebden, nome all’anagrafe di Four Tet. Producer eclettico e meditativo, sempre al confine tra ascolto immersivo e movimento evasivo, il londinese è riuscito a fare breccia anche nei cuori di chi non è mai stato avvezzo alle sonorità elettroniche. Merito di produzioni che uniscono architetture in quattro tempi a visioni, melodie e contaminazioni orientali. Anche il suo è un viaggio esplorativo. Four Tet, più in versione dj che live performer, porta il numeroso pubblico del Mavù dalla garage house UK a una dosata techno ambientale e melodica, buona per il corpo, ma soprattutto valida per le divagazioni mentali. Senza farsi mancare alcune delle perle del suo ultimo album, New Energy, o i suoi piccanti remix, come Only Human, che contiene un campione vocale di Nelly Furtado.

Neanche a Ben Thomson, aka Ben Ufo, piace giocare facile. Il dj e producer, manager della label Hessle Audio – una delle più interessanti e prolifiche della scena britannica – ama spaziare nei suoi set tra le diverse declinazioni del clubbing. Da un pezzo techno si passa a una traccia spezzata, un intervallo dubstep sfuma in una parentesi jungle. Sempre con qualità nel djing e nella cura della selezione. Aspetti portanti di una visione del club come spazio di esplorazione ritmica e non solo di puro intrattenimento notturno.

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