LOCUS FESTIVAL – L’infinito jazz di Kamasi Washington (report)

a cura di Gigi Salvemini

Cala il sipario sull’edizione 2016 di Locus Festival come meglio non si poteva prevedere. Il modo più giusto per iniziare questo report è, sicuramente, iniziare dalla fine: cinque interminabili minuti di applausi che chiudono il concerto di Kamasi Washington. Il compositore e sassofonista statunitense, classe 1981 che ha esordito con Kendrick Lamar nel 2015, non ha deluso i tantissimi giunti al Mavù per apprezzare il suo sound e per ascoltarlo in una delle uniche date italiane del 2016. Le aspettative sono state rispettare, uno stile inconfondibile come le sue produzioni lunghe, stravaganti, ricche di suoni, strumenti e sistematicamente ritmiche offrendo un jazz di altissimo livello che non annoia mai.

C’è tutto il suo album The Epic, prodotto nel maggio del 2015 per l’etichetta Brainfeeder, e tanti sono i riferimenti stilistici all’opera del leggendario musicista Sun Ra ed al suo immaginario cosmico sintetizzato in “Space is the place”, “slogan” che caratterizza il Locus festival di quest’anno.

kamasiwashington_locusfestival2016_photo@doyoulike.orgIl pubblico giunto numeroso è quello delle grandi occasioni, un pubblico che abbiamo già trovato nei precedenti concerti di questa edizione: appassionati del genere musicale, cultori e curiosi giunti per ascoltare uno dei più importanti compositori jazz e soul della scena musicale attuale. Kamasi Washington, introdotto e seguito dal dj set di Nicola Conte artista il cui approccio al jazz ed alla black music si avvicina molto allo stile del sassofonista americano, si presenta sul palco con la sua band composta da 8 elementi.

Il livello musicale e culturale è molto alto, tutto questo conferma le positive recensioni giunte da tutto il mondo e ascoltare live l’album sembra qualcosa di realmente meraviglioso e forse “epico”. Tanta musica in quei brani che quasi sempre superano i 10 minuti di durata, da Miss Understanding a Change of the guard passando per The Rhythm Changes cantata dalla magnifica voce della cantante americana Patrice Quinn.

Un plauso ad un artista fondamentale nella black music americana d’avanguardia attuale, ma anche e soprattutto ad una realtà come il Locus Festival e Bass Culture che ancora una volta sono riusciti e regalare un livello musicale altissimo, fatto di ricerca e promozione artistica senza precedenti nel territorio pugliese. Un festival che si conferma d’avanguardia musicale in tutta Europa.

Big up Kamasi Washington e ovviamente appuntamento al prossimo anno con Locus Festival.

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