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REPORT – Pino Daniele, una tradizione che non muore mai
Dall’uscita di quell’album, “Nero a metà”, di tempo ne è passato. Più di vent’anni fa Pino Daniele produceva un lavoro che ha segnato la svolta nella sua carriera. Ma non solo. Il disco è la storia di un gruppo di amici e musicisti “che viaggiavano insieme e facevano musica”. Quest’anno quegli stessi amici di una volta, vissuti e cresciuti nei mitici anni’80, vogliono far rivivere ancora quel suono. Perché la musica, se di qualità, è immortale, resta viva e intensa sempre.
Così quando ieri, in un Palaflorio gremito, Pino Daniele ha aperto il concerto con “I say i’sto ccà” la sensazione è stata quella di rivivere un passato mai trascorso. Quel blues caldo, che sa di mediterrano, che profuma di sud, unito alle voci di un dialetto riconosciuto in tutto il mondo, è un evergreen. Il pubblico, tra adulti e più giovani, canta, ascolta, si fa travolgere. “A me me piace o’blues” è un inno che Pino rivendica con orgoglio, poi tocca a “Voglio di più”. Poi il buio, le luci si spengono, l’unico illuminato è il cantante. Arriva il momento più toccante. Chitarra alla mano, esegue “Appocundria” e “Alleria”. Entra Rino Zurzolo al contrabbasso prima della special guest della serata, Alessandra Amoroso. Qualche fischio sterile inaugura il suo ingresso ma la maggior parte del pubblico ha in serbo solo applausi per una voce che si sposa alla perfezione con i singoli “Quando” e “Vento di passione”. Già, la passione. Quella di un musicista(batterista) meridionale, e amante della sua terra e dei suoi suoni, come Tullio De Piscopo, e il sassofonista, James Senese. Due nomi cult della scena napoletana, due artisti che hanno portato le sonorità di una città affascinante quanto maledetta a fare il giro del mondo.
La band è ormai al completo. E la scaletta prosegue con tutti i grandi successi del passato e non. E’ il trionfo del blues, del sound latino. Fino alla chiusura con la travolgente “Yes I Know my way”, cantata e ballata all’unisono da tutto il Palaflorio. Pino e il suo gruppo abbandonano la scena. Di fronte agli applausi incessanti, culminati in una standing ovation, tornano in scena e propongono una commuovente “Napule è”. L’emozione pervade le tribune, scappa qualche lacrima. Non si tratta di tristezza, solo di passione. Per un simbolo della musica italiana che oggi, come vent’anni fa, continua a far cantare, ballare, sognare.
Luigi Lupo




