REPORT – Blonde Redhead, il rock e la dimensione del sogno

a cura di Luigi Lupo (foto di G.Iannelli/Demodè Disco Club)

La voce ipnotica, calda di Kazu Makino, quella avvolgente di Amedeo Pace, la batteria incalzante di Simone, suo fratello.  Look semplice, compostezza, eleganza. Uno stile inconfondibile per il gruppo Blonde Redhead, ospite al Demodè di Modugno lo scorso 27 marzo.

La loro storia è quella di due italiani, i fratelli Pace, che nel 1993 hanno fatto la scelta che spesso, chi cerca nuovi stimoli e opportunità, adotta: lasciare la nazione di origine e trasferirsi negli States, a New York. Nel loro background c’è il jazz, così si fanno conoscere nei club newyorkesi. Poi arriva l’incontro, fatale e decisivo, con una cantante giapponese, studentessa d’arte, donna brillante, dalla voce calda e sensuale. Con lei, Kazu Makino, nasce il progetto, Blonde Redhead insieme al bassista, Maki Takahashi, che li lascerà subito dopo l’uscita del primo album. Ma la loro fama continua a crescere inesorabile. Fino al 2000, anno della svolta: Melody of Certain Damaged Lemons ottiene apprezzamenti in tutto il mondo. Successo che li porta ad aprire concerti di band come Red Hot Chili Peppers e Foo Fighters.   Li caratterizza un rock psichedelico, dove gran parte del tocco onirico è offerto da Kazu Makino.

Nel 2014 danno vita al loro ottavo lavoro: Barragàn. Disco che, però, tradisce in piccola parte le aspettative della critica. Molti esperti registrano un calo, una perdita di qualità rispetto ai capolavori della loro storia. Forse, però, sarebbe preferibile considerare l’album in sé, lasciando da parte i parallelismi con il passato.  In realtà, Barragàn rappresenta un passo in avanti per la band, il tentativo di dare tocchi di novità al loro affascinante suono.  Molto più ambient, molte più tastiere, venature di elettronica.

Il concerto, davanti ad un pubblico abbastanza numeroso, parte con “Barragàn”. Amedeo e Simone sfoggiano uno stile semplice, Kazu Makino indossa un vestitino dal tocco hippie. Poche parole, poco contatto col pubblico, testa e braccia rivolte agli strumenti con grande dedizione e maestria. “Lady M”, presenta i ritmi  incalzanti di batteria dei dischi precedenti. Che la band ripropone subito. “Bipolar”. il capolavoro “Hated because of great qualities”, “Love or prison”, coinvolgono gli ascoltatori, ben consapevoli delle loro perle prodotte nel corso di un decennio.  La scaletta è un continuo salto tra passato e presente.  Tra classici e novità dell’ultimo lavoro. Dove spiccano “Mind to be head” e “Dripping”: influenze kraut rock, di matrice tedesca(scuola Kraftwerk) per la prima, synth leggermente acidi per la seconda. “Melody” e “Violent life” concludono il loro percorso prima dell’acclamata “23”, tratto dall’omonimo lavoro. E’ una delle tracce più pop, anzi dream pop, che coinvolge l’intero lavoro. “He was a friend of mine/ he was a son of god/he was a son of a gun”, canta Kazu Makino con maggiore vivacità e tonalità più alte. Un testo misterioso, dal significato quasi criptico, riflessioni sulla vita, sull’amore, sul mondo.  Tutto in un’atmosfera di viaggio interiore. Un oretta circa di concerto di “Blonde Redhead” significa alienarsi dalla realtà, entrare in un contesto che a volte affascina, a volte disorienta.