REPORT – Gregory Porter, l’eleganza del Re del Jazz

a cura di Gigi Salvemini

Ci sono concerti che non si possono perdere, di artisti che insegnano ad amare e che forse “qualcuno” ci ha donato per farci scoprire la vera essenza della musica. Gregory Porter è uno di loro.

Si è tenuto ieri, in un gremito Anfiteatro di Ponente a Molfetta il concerto della rassegna “Bari in Jazz” di colui che è stato definito come uno tra i più importanti artisti jazz al mondo. Sale sul palco puntualissimo per accontentare un pubblico numeroso di fan e cultori giunti per ascoltare in anteprima dal vivo il suo nuovo album “Take Me To The Alley”. Sul palco con lui la sua band in quintetto capitanata da Chip Crawford al piano (punto di riferimento per Porter durante tutto il concerto).

13690670_1026306067485572_3907477304722692418_nBastano sei parole “Weight of love on my shoulders…”, le prime del concerto, per vivere un brivido che oltrepassa tutto il corpo e capire che sarà una serata molto speciale. Un uomo di forte impatto scenico, fisico da ex giocatore di football strappato alla carriera sportiva a causa di un infortunio. Uno stile che ha reso Porter uno stereotipo, guai a chiedergli del suo cappello, vi dirà “ci sono nato con questo cappello, ecco il perché!».

Inizia il concerto con Holding On, la sua voce profonda, baritona, calda, conquista subito il pubblico composto principalmente da spettatori di età media, sono davvero pochi i giovani sugli spalti. Un concerto che conosce pochissime pause. “Take Me To The Alley” è la conferma del successo raggiunto con il suo ultimo album, la conferma che davanti a noi c’è un pezzo di storia della musica internazionale. “Liquid Spirit”, “Hey Laura” sono veri tormentoni che coinvolgono tutti. Si respira un clima di felicità. Sul palco dietro la band, c’è un bimbo (forse il figlio di qualche musicista) che segue e balla per tutto il live. Gregory Porter non è solo uno tra i più grandi artisti al mondo, il Grammy Award come “Best Vocal Jazz Album” vinto lo scorso gennaio è solo un meritato riconoscimento ad un cantante ma soprattutto ad un uomo immenso, apparentemente triste ma dinamico, simpatico, pacato, umile, sinonimo di grande maturità.

gregoryporter620x355C’è spazio per i nuovi e vecchi brani, inediti e classici. Porter non ruba mai la  scena, anzi spesso è lui a dare visibilità alla sua band: si ferma e con le mani  congiunte li osserva ammirato, lascia spazio spesso ad assoli musicali di forte  coinvolgimento e quando ad un certo punto resta solo sul palco, un pò  imbarazzato si concede un sensualissimo “Ciao…where is my band?”. Un’artista  con un timbro vocale magico. Un’artista che ha fatto della sua storia un punto di  riferimento per diventare un grandissimo uomo e cantante.

In un’intervista di qualche tempo fa Porter racconta di sua madre, la sua piú grande fan, una guerriera che insieme al suo lavoro di infermiera predicava l’evangelo per curare lo spirito di chiunque ne avesse bisogno. Prima di morire gli disse: «Gregory, il tuo talento ti darà un posto per sederti alla tavola dei re». La signora Porter conosceva bene suo figlio.

Gregory Porter è la storia della musica e Re indiscusso del Jazz mondiale. Parlarne potrebbe sembrare semplice, ascoltarlo piacevole, ma sentire la sua voce dal vivo in concerto è sicuramente un’esperienza indescrivibile. Perderlo è davvero un peccato.

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