REPORT – Il Parco Gondar di Gallipoli stregato dai Moderat

a cura di Valerio Rinaldi

Mancano ancora solo pochi giorni al party di chiusura del Locus Festival con i Badbadnotgood al Lullabay di Ostuni e al primo grande ospite del Viva festival che aprirà le danze nella stessa sera del 15 agosto con Nicolas Jaar. Nella kermesse del Viva si susseguiranno vari dj tra cui l’attesissimo John Talabot, Todd Terje, Keedoman, Ghali, Madlib, Kelly Lee Owens e niente di meno che Dj Shadow. In questo scenario da estasi tra trulli e ulivi per gli appassionati di musica elettronica giusto per non farci mancare niente in una Puglia che è giustamente sulla cresta dell’onda, poco più in là verso sud al Parco gondar di Gallipoli anche i Moderat hanno timbrato il cartellino delle presenze per il Crime fest nel calendario del Postepay Sound 2017.
Gli animi già caldi delle circa 3000 persone che hanno affollato l’arena sono stati iniziati alla serata dal duo italiano Inude. Soul elettronico con chitarre e beat ovattati, tappeti sonori che raccontano di viaggi mentali e fisici anche nella raffinata visual art proiettata alle loro spalle in perfetta linea con il concept del trio berlinese che di lì ad un’ora dopo sarebbe salito sul palco. Interludio Dance di grande qualità con Marco d’Aquino aka Dukwa tra snare ipnotici, breakbeat, synth sci-fi e sequenze di piano jazz interrotte e trasformate in loop da base hip hop in un miscuglio continuo di generi diversi montati abilmente al momento e accomunati dal groove che distrae dalla lunga attesa. Arriva il momento. Suoni grevi intermittenti ad annunciare l’inizio, flash strobopscopici accecanti celano le sagome di Sascha Ring aka Apparat, Gernot Bronsert e Sebastian Szary in Modeselektor. Stasera sono sul palco forse in una delle ultime volte come Moderat, il fortunato progetto che da 3 album e 13 anni di musica non forzata sforna pezzi di successo. “Non sappiamo se e quando torneremo” è stata la frase che ha lanciato l’allarme in una recente intervista. Allora high enthusiasm e godiamoci questo ultimo Moderat a Gallipoli. Eravamo rimasti alle luci accecanti. Si spengono e parte la struggente Ghostmother ad alleviare gli animi. Si potrebbe chiudere gli occhi e immaginare che sul palco ci sia Thom Yorke che si avventura in una jam session di elettronica più pesante del solito.

Ma è meglio tenere gli occhi aperti perché lo spettacolo di luci e video editing artistico sul triptico di schermi che fanno da sfondo alla band è del collettivo berlinese Pfadfinderei. Si va da pattern colorati che avanzano verso il pubblico inghiottendo i Moderat al minimalismo monocromatico estremo di pallini rossi che si alternano a onde sonore che diventano catene di DNA. L’eclisse rossa che porta nella dimensione fantascientifica e onirica di Reminder o la griglia di fasci laser che imprigiona sul palco Sascha e soci durante la hit Bad Kingdom. Oltre a queste costruzioni virtuali non manca il video realismo delle forme materiche in cemento che esplodono in slow motion durante Les grande marches o le coreografie dinamiche di corpi celati da abbondanti drappi aderenti di Rusty nails. Perché lo spettacolo è stato concepito come un unico grande live show audio visivo che porti lo spettatore dentro la musica. E così è. Spezza la routine di perfezione e armonia dell’album III l’esecuzione di A new error, che insieme a Bad Kingdom fa parte di un’altra era Moderat anche per il modo meno cupo, interrotto in III solo dal pezzo da dancefloor Running molto potente dal vivo. Tra i pezzi in cui è assente la voce di Sascha spicca Animal trails mentre con Intruder si chiude in maniera secca e indolore un live che pur senza seconda e terza uscita sul palco lascia più che soddisfatti per la grande qualità musicale e l’intenso lavoro live dei Moderat. Ad impreziosire il tutto è quella manciata di minuti delle extended version diverse per sfumature in ogni live. È in questo frangente che i tre individui maniacali anche nell’esecuzione dal vivo si lasciano andare all’improvvisazione controllata, vera soddisfazione dei fan.