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Strange World: i Baby Boomer chiedono scusa alla generazione Z

A cura di Arianna Semeraro

Approdato da pochi giorni nelle sale cinematografiche, Strange World-Un mondo misterioso, è il nuovo film d’animazione della Disney che è passato in sordina nei botteghini italiani. Perchè? Su questo cartoon ne ho lette tante in giro, c’è chi lo ha definito «il film perfetto per Greta Thunberg», chi ne ha criticato i «toni cupi» e chi ha addirittura parlato di «propaganda lgbtq+». La verità è che Strange World è un film scomodo per chi fatica a fare i conti con i cambiamenti epocali che stanno attraversando la nostra società e per chi si ostina a non vedere i danni enormi che il genere umano continua ad arrecare al pianeta Terra. Un potente ritratto dei giorni nostri, quindi, lontano dal classico universo disenyano che ci si aspetterebbe per Natale. Allerta spoiler.

L’avventura originale raccontata in Strange World è quella dei Clade, una leggendaria famiglia di esploratori che, in modo inaspettato e improvviso, si ritrova a dover viaggiare fino al centro della Terra per trovare il responsabile della malattia che, ormai da tempo nella città di Avalonia, affligge le piantagioni di Pando, una pianta ora indebolita ma miracolosa, in grado di produrre l’energia utile per le azioni di tutti i giorni come accendere la luce, cucinare su un fornello o guidare un automobile volante. Implicitamente, tuttavia, è anche la storia di tre generazioni che, attraverso questo viaggio si incontrano e si confrontano per comprendere che, in fondo, i veri nemici di quel mondo popolato da creature bizzarre sono proprio loro.

Tre main characters e tre diverse personalità chiamate a collaborare in vista di un unico obiettivo: c’è la sete di avventura (trasformatasi in una schiacciante solitudine) di Jaeger; la voglia di indipendenza e affermazione di Searcher; e, infine, la fragilità e la risolutezza di Ethan, il più giovane del gruppo, nipote di Jaeger e figlio di Searcher, per il quale scoprire il mondo non è una lotta tra vinti e vincitori ma un momento di collaborazione tra le parti che punta al benessere di ciascuno. Ed è proprio nel confronto generazionale con la figura di Ethan che si trova la chiave di lettura dell’intera vicenda. Il futuro, insomma, non può essere quello predatorio dei nonni o quello consumistico dei padri, ma una proposta che viene dal basso, dalla gioventù, dall’avventura, per un’idea di società in condivisione e in decrescita.

Come dichiarato dallo stesso Don HallStrange World è un’ analisi delicata del rapporto padre/figlio e delle aspettative che, inconsciamente o non, i genitori ripongono nei propri figli. È il modo in cui guardiamo al mondo, il modo in cui lo abbiamo ereditato e trasformato nel cambiamento intergenerazionale. Non solo sotto il profilo climatico e strettamente naturalistico (la Terra), ma anche nel modo di viverlo, nel suo sistema di piccole e grandi relazioni (il mondo), si pensi ad esempio alla cotta del giovane Ethan per un coetaneo del suo stesso sesso. «Questo progetto è nato da alcune riflessioni personali sui miei figli e sul mondo che erediteranno. In cosa si differenzia dal mondo che avevo ereditato da mio padre?» si è domandato il regista.

Non è assurdo pensare che forse, attraverso questo lungometraggio, Disney abbia voluto rendere pubbliche le scuse delle generazioni precdenti verso quelle contemporanee chiamate oggi a districarsi in un vero strange strange world.

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