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«Tutto chiede salvezza» è l’urlo di sofferenza di un’intera generazione

A cura di Arianna Semeraro

Nel mese dedicato alla salute mentale Netflix ci regala una miniserie intensa e commovente da guardare tutta d’un fiato: Tutto chiede salvezza tratta dall’omonimo romanzo di Daniele Mencarelli e adattata per il piccolo schermo da Francesco Bruni.

Protagonista della storia è Daniele Cenni, interpretato da Federico Cesari (già noto per aver vestito i panni di Martino in Skam Italia), un ventenne che dopo aver passato la notte in discoteca con i suoi amici, si risveglia all’interno di una camera d’ospedale, reparto psichiatria, per sottoporsi a un Trattamento Sanitario Oblligatorio della durata di sette giorni. Sette, in effetti, sono anche gli episodi che compongono la serie e che mostrano di giorno in giorno come quel posto e quelle persone che lo abitano rappresentino per Daniele un porto sicuro e un cenno di normalità nello spazio spaventoso e malato che, invece, è il mondo esterno.

A condividere la camerata con Daniele c’è Gianluca, un ragazzo nato in un corpo sbagliato e affetto da disturbo bipolare della personalità; Mario, un professore in pensione segnato da traumi passati e tenuto in vita dall’immagine di un un uccellino libero che ha fatto il nido davanti alla sua finestra; Madonnina un uomo solo, senza storia e senza nome così chiamato per le sue preghiere rivolte alla madonna dopo aver perso l’anima; Alessandro un giovane ragazzo catatonico bloccato a letto da anni a seguito di uno shock e Giorgio, un gigante buono tormentato da una tragedia infantile. Delle anime sensibili unite tra loro dalla difficoltà di entrare in sintonia con il ritmo imposto dalla società che chiede invece indifferenza davanti alla precarietà delle cose e che produce per questo dei mostri spaventosi chiamati depressione, ansia, disturbi dell’alimentazione, paura del fallimento, dipendenza.

«Non riesco ad aprire gli occhi, non riesco manco a chiedè aiuto. Possibile che nessuno si accorge che siamo come una piuma? Basta uno sputo de vento per portarci via. A che cazzo serve tutto?» Quello di Daniele, che in psichiatria c’è finito per un episodio di esplosione violenta di rabbia, è l’urlo silenzioso di una generazione sofferente che più di ogni altra avverte il peso di non essere all’altezza. Di essere in ritardo, di non fare abbastanza, di fare poche cose e tutte sbagliate, di apparire, di non mostrare le debolezze, di dare sempre l’immagine migliore di sè, proprio come Nina che nell’ala femminile dello stesso reparto sogna di ritrovarsi ed essere finalmente libera dai giudizi esterni. I numeri dell’OMS parlano chiaro e raccontano di un mondo malato dove almeno una persona su otto ha vissuto o vive un disturbo mentale di diverso tipo perchè, in fondo, come ricorda Daniele, questi malesseri altro non sono che il sintomo di una malattia più grande che riguarda tutti e da cui tutti chiediamo di essere salvati.

Il tono utilizzato dal regista è delicato, intimo e ironico e produce una drama-comedy che entra nel cuore ed emoziona a più riprese durante gli episodi della serie facendoci empatizzare con tutti i personaggi sullo schermo, da Alessandro a Madonnina e da Pino e Alessia (gli infermieri) al Dottor Mancino (primario del reparto psichiatrico). Tutto chiede salvezza ci lascia anche un grande insegnamento che è quello di accettare la cura e superare la stigmatizzazione e i pregiudizi che la società ancora rivolge verso i percorsi di benessere psicologico e psichiatrico. Perciò, per chiunque ne avesse bisogno, ripropongo le parole che Mario rivolge a Daniele «Curati, chiedi aiuto quando ne hai bisogno ma non lasciare che qualcuno ti racconti il mondo. Tieni il tuo sguardo aperto».

Se tu o qualcuno che conosci state affrontando difficoltà legate alla salute mentale, potete trovare risorse utili sul sito wannatalkaboutit.com

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