Come nacque il rap in Italia: dai centri sociali alle classifiche

Oggi il rap è uno dei generi più ascoltati in Italia e domina le classifiche di streaming. Trent’anni fa era un fenomeno di nicchia, nato nei circoli, nelle radio libere e nei centri sociali. Questa è la storia di come un genere arrivato dagli Stati Uniti sia diventato un linguaggio italiano.

L’hip hop è una cultura più ampia del rap: comprende anche DJing, breakdance e graffiti. In Italia queste forme arrivano a metà anni Ottanta attraverso dischi d’importazione, film, programmi radiofonici e le prime crew nelle grandi città. Nel 1988 Jovanotti pubblica “Gimme Five”, considerato da molti il primo brano rap a raggiungere il grande pubblico, anche se in una forma più vicina al pop. All’inizio degli anni Novanta il rap italiano trova una voce propria, legata alla politica e ai movimenti sociali. Il contesto è quello della Pantera, la mobilitazione studentesca del 1990, e dei centri sociali, che diventano luoghi dove si organizzano concerti, si stampano demo e si formano le prime scene locali.

Le posse (il termine indica un gruppo o una “banda”, ed è preso dalla cultura giamaicana) mettono al centro testi di denuncia sociale, il dialetto e un suono vicino a reggae, dub e hip hop. Tra i nomi più citati:

Frankie hi-nrg mc (Torino), con uno stile molto curato sulla scrittura.

Isola Posse All Stars (Bologna), con “Stop al panico” (1991), spesso indicato come uno dei dischi fondativi.

Assalti Frontali (Roma), tra i nomi più riconosciuti della scena.

99 Posse (Napoli), con un linguaggio diretto e un forte legame con la città.

Sud Sound System (Salento), che porta il dialetto nel reggae e nella dancehall.

Il genere cambia pubblico con gli Articolo 31, il duo milanese formato da J-Ax e DJ Jad, che porta un rap più leggero e ironico verso il pubblico di massa. Nello stesso periodo Frankie hi-nrg mc si presenta al Festival di Sanremo, segno che anche la televisione inizia a interessarsi al genere. Con la diffusione di internet e dei mixtape, il rap diventa un fenomeno più indipendente dalle major. A Milano emerge una scena molto attiva con artisti come Club Dogo e Marracash, mentre Fabri Fibra conquista un largo pubblico a metà del decennio, con dischi che segnano una svolta per il genere in Italia. I testi si fanno più personali e meno politici rispetto alle posse, e il pubblico cresce.

Dal 2010: dal rap alla trap

Negli anni Dieci arrivano artisti capaci di arrivare a un pubblico molto ampio, come Fedez ed Emis Killa. Dalla seconda metà del decennio esplode la trap, un sottogenere con basi più elettroniche, voci trattate con l’autotune e un ritmo più lento. Tra i protagonisti della nuova generazione ci sono Sfera Ebbasta, Ghali, Dark Polo Gang e Tedua. Le piattaforme di streaming trasformano il rap nel genere dominante nelle classifiche italiane, e la scena si apre anche a voci femminili come Madame.

Anche i palchi tradizionali si adeguano: negli ultimi anni artisti rap e trap sono presenti al Festival di Sanremo e Mahmood ha vinto l’edizione 2019 con un brano che mescola pop e influenze urban.

Cosa è cambiato nel tempo? I temi: dalla denuncia sociale e politica delle posse ai racconti personali, al successo e alla vita di strada. La lingua: dal dialetto a un italiano più contaminato, con inglese, slang e parole prese dai social. La distribuzione: dalle cassette e dai demo dei centri sociali a YouTube e Spotify. L’immagine dei cantanti: il rapper passa da voce di una comunità a personaggio pubblico e brand.