LOCUS FESTIVAL – Floating Points e il jazz elettronico(report)

a cura di Luigi Lupo

Il concept dell’edizione 2016 di Locus Festival è proporre le varie declinazioni del jazz. I ritmi in levare portati nella contemporaneità, inseriti in commistione con linguaggi musicali differenti, fuori dal mainstream, all’avanguardia. Il progetto di Floating Points è la naturale risposta in musica a questa proposta. Il suo live, intrigante, visionario, ipnotico, unisce percussioni e ritmi jazz insieme alle pulsioni e agli effetti dell’elettronica più d’ascolto, sulla scia di progetti come Caribou e Four Tet.

Sam Sheperd, nome dietro il progetto, è un neuroscienziato inglese, uno studioso incallito del suono, con un bagaglio culturale e musicale jazz acquisito studiando al conservatorio. La sua passione per l’elettronica lo ha portato a produrre numerosi EP dal sapore unico: un concetto di clubbing delicato e caldo, che spesso abbandona la cassa in quattro della UK house per lasciare spazio a tocchi di synth e macchine analogiche spaziali e sonorità pescate dal mondo jazz e hip-hop. Contaminazione assoluta.  Il suo ultimo lavoro, Elaenia, primo LP, è stato uno degli album più acclamati dell’ultimo periodo tra live drumming jazz e elettronica ambient. Sul palco del Locus, Sam era seduto al  cospetto di manopole, sintetizzatori, tastiere e macchinari analogico con cui ha guidato i suoi compagni di viaggio, alle prese con riff di chitarra psichedelici, basso spaziale e battiera avvolgente. Un’atmosfera unica che ha lasciato il pubblico di Piazza Moro, nell’ultimo concerto del Locus in quella location, a bocca aperta.

Il giorno successivo, purtroppo, un violento acquazzone ha impedito che Theo Parrish, Jolly Mare e Z.I.P.P.O facessero ballare il Mavù Club per la rassegna Locus Future Dance. Ma la serata è solo rinviata. Stessa line up, stessa club culture tra house, disco e funky mercoledì 10 agosto. Nella notte delle stelle.