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LOCUS FESTIVAL – Magia e sperimentazione con Submotion Orchestra, Jelani Blackman e Joan Thiele(report)
a cura di Luigi Lupo e Gigi Salvemini
Il pop ipnotico di Joan Thiele, il rap elettronico di Jelani Blackman, l’unicità sonora di Submotion Orchestra. E la serata di domenica 31 luglio a Locus Festival regala, ancora una volta, emozioni e qualità artistica. Col pubblico che rimane entusiasmato da una selezione di calibro internazionale capace di unire tre personaggi diversi per percorsi musicali ma uniti dal gusto per la ricerca e la sperimentazione.
La Submotion Orchestra è un esempio assoluto di commistione di bassi potenti, elettronica di matrice UK, jazz, soul e molto altro. Sette elementi che sul palco danno dimostrazione di creare un’amalgama unica, creando atmosfere oniriche e travolgenti. E unendo, con maestria, elementi acustici ed elettronici. Influenzati dall’ambienti inglesi underground, originari di Leeds, il gruppo è ormai un punto di riferimento di tutti i più grandi festival internazionali e nei club più rinomati come il Koko di Londra. Il loro mood è impreziosito dalla splendida voce di Ruby Wood, sostituita, ieri, come accade nei tour del progetto, da una voce maschile e una femminile. Che hanno aggiunto calore e sensualità ai bassi, ai ritmi e alle tastiere tipiche dell’ambient e della dub, rese solari ed energiche dalla mitica tromba di Bobby Beddoe. Nel loro live, si sono ascoltati i maggiori successi, tra cui Kimono, Red Dress, In Gold, 1968, estratti dai tre album prodotti, Finest Hour, Fragments, Alium(uscito per Ninja Tune e Counter Records) e Colour Theory. Dopo aver abbandonato il palco e acclamati dal pubblico, composto e appassionato, per il ritorno on stage, hanno eseguito Time Will Wait, un singolo che esprime al meglio il loro sound: influenze post dubstep, jazz e le profonde melodie vocali.
Prima di loro, è toccato all’incrocio tra soul, rap e bass music di Jelani Blackman. Talento di cui si sentirà parlare, già affermato in ambienti underground con tracce come Twenty, un esempio di soul moderno, che l’hanno portato in contatto con Brian Eno.
Il pomeriggio si è aperto con Joan Thiele, ospite a sorpresa, sicuramente gradito. Giovanissima voce, classe 1991, figlia di un padre svizzero-argentino e di una madre italiana. Dopo aver vissuto per un periodo in Sud America, scopre la passione per il canto e comincia a studiare. Un estro artistico alimentato dall’euforia per i Beatles e per i grandi della musica rock, da Janis Joplin a Joan Baez passando per The Doors e Led Zeppelin. Il lavoro che l’ha messa in mostra nello scenario italiano e radiofonico è stata una cover, impostata sull’elettronica e la chitarra, di Hotline Bling, successo del rapper canadese, Drake. Poi è arrivato il suo primo, omonimo album. Dalle strutture pop ma mai banale. Che ha proposto passando dalla chitarra acustica al basso dando sfoggio di una voce delicata ma allo stesso tempo profonda. A 22 anni, ha tutte le potenzialità per arrivare ai grandi livelli. E Locus ci ha visto bene.
Appuntamento al prossimo weekend con il suono intrigante e sofisticato di Floating Points(5 agosto, Piazza Moro) e il djset di un nome cult del clubbing come Theo Parrish insieme a Jolly Mare al Mavù Club.




