REPORT – roBOT festival, un tripudio di sperimentalismo acustico

a cura di Luca Tarantini

Ormai giunti all’ottava edizione, possiamo tranquillamente affermare che il roBOT festival è in assoluto tra i festival italiani che più riesce a rappresentare il concetto di culto della musica in tutte le sue sfaccettature. Un tripudio di sperimentalismo acustico che si spinge lì dove solo la tecnologia riesce ad arrivare, e naturalmente l’immaginazione dei grandi artisti e stelle emergenti che accorrono da tutto il mondo per dar vita a performance di colore, suono e forma.

Il festival, che si è svolto tra il 7 e il 10 ottobre, ha accompagnato la città di Bologna in un week end allungato che è partito dal mercoledì con una programmazione davvero ricca e di qualità. Ho seguito la serata di sabato 10, svoltasi nella futuristica location di BolognaFiere, il polo fieristico della città, nella sera conclusiva del festival.

Ed ecco la prima sorpresa, rispetto all’anno scorso gli stage –il main stage e lo stage Redbull music accademy- dove a turno si sarebbero alternati i grandi artisti della serata, sono stati allestiti nei  padiglioni più grandi della fiera con una metratura di 38.000 metri quadri, una location davvero maestosa, degna di molti altri festival europei, per citarne uno il “Weather winter festival” a Parigi nel febbraio scorso . La location al livello scenico ha fatto la sua parte nella buona riuscita dell’edizione che da tutti era stata definita come la consacrazione del festival. Due dancefloor enormi, luci ovunque, scenografie incredibili si accompagnavano a dj set e live con firme di calibro internazionale, il tutto davanti ad un gran pubblico , il pubblico del roBOT!

E’ subito grande musica. Si parte con il set ipnotico di Nathan Fake  che scalda fin da subito gli animi dello stage Redbull con sonorità pungenti e ritmi calcolati nel minimo dettaglio per terminare in un’esplosione di applausi scroscianti degli ascoltatori già in fermento. Poco dopo è il momento nel main stage della performance di uno dei progetti più attesi di tutto il festival ovvero Siriusmodeselecktor che sforna un live davvero incredibile con tonalità elettroniche sfumate da bassi cadenzati e veloci capaci di far esplodere il dancefloor di energia invogliando gli stessi Modeselektor a fotografare, a fine concerto, la folla entusiasta. Ma non c’è tempo per prendere fiato che subito si riparte con grandi “XLR8” ovvero “accelerate”  proprio in pieno stile roBOT, e subito e anche in seguito al cambio di line-up tempestivo, la palla passa al dj set di Trentemoller che mette fin da subito in campo una selezione di prim’ordine mista alla tecnica che da sempre lo contraddistingue con l’aggiunta di un visual straordinario che accompagnava la musica dritta negli occhi e nelle orecchie della folla! Salite e discese, accellerate e frenate di scatto, è proprio così che ci si sente nel correre da un padiglione all’altro da un set all’altro.

Ed è così che ci si sento passando da Trentemoller nel main stage ai Martinez Brothers che subito avvolgono il pubblico con quel ritmo di festa che da sempre accompagna i loro set e che tanto piace ai loro fa, accorsi  numerosi per seguirli e incoraggiarli. Ma la chicca è stata senza dubbio la doppia chiusura, purtroppo in concomitanza, nel main stage del tanto atteso b2b tra Floating Points e Daphni aka Caribou, fiore all’occhiello del main stage che ha emozionato tutti noi con salti nel tempo, ritmi funky accompagnati da bassi e beat elettrizzanti per concludere tra gli applausi della maggior parte dei partecipanti al festival, e nel redbull stage Lory D che ha fatto saltare per l’ultima ora il secondo padiglione. Da non dimenticare però anche le performance di Prostitutes e Helena Hauff nel outdoor stage, zona intermedia all’aperto tra le due scene principali, performance seconde solo per organizzazioni ma non di certo per importanza! Anche quest’anno il “roBOT” conferma la sua importanza nello scenario internazionale con un programma di altissima qualità, con qualche imprecisione dal punto di vista del  prezzo, per esempio, a nostro dire troppo elevato – ma alla fine si può anche capire date le grandezza e organizzazione dell’evento-  alle imprecisioni tecnico-organizzative della line-up , ma che ha incantato i cieli e le notti di Bologna per l’ennesima volta.