REPORT – Timeshift, ricerca e sperimentazione nella club culture bolognese

a cura di Luca Tarantini

(foto by Mattia Ghidelli – TimeShift)

L’ambiente elettronico bolognese, sempre molto curato e ‘sul pezzo’ quest’anno sta lasciando noi frequentatori di club e party un po’ insoddisfatti. I principali ‘format’ in città propongono party ‘già visti’ con i soliti artisti che riempiono i botteghini con il loro seguito, ma che non danno un apporto innovativo al clubbing e al panorama musicale. Tra i pochi che cercano, riuscendoci anche abbastanza bene azzarderei, di dare alla scena una visione più vasta, con un timbro più ricercato, non temendo le conseguenze di uno sperimentalismo sonoro che non va proprio per la maggiore, sono una crew di ragazzi che da due anni provano a muovere le acque di una scena molto statica, la crew del ‘Timeshift’.

Questa crew ha sposato la causa di un Techno oscura, molto cupa, quasi chirurgica, e dell’ambiente che la circonda, assumendosi così un grande rischio. E’ un rischio, infatti, puntare, in un ambiente permettetemelo molto ‘mainstream’,su una corrente del tutto  antitetica. E lo è ancora di più quando si investe sulla qualità.  Il ‘Timeshift’ è proprio della qualità che fa il suo baluardo. Il progetto è iniziato nel 2014, quando i ragazzi si sono concessi in consolle al Locomotiv club nel party inaugurale ‘Bas Mooy’, esponente di spicco della techno europea made in Rotterdam e membro del collettivo olandese ‘Strictly Techno’. Di lì in poi il progetto si è fatto sempre più di rilievo e ambizioso potendo vantare ospiti del calibro di ‘Perc’, ‘Gary Beck’, ‘Black Asteroid’ e ‘Giorgio Gigli’ a testimoniare l’amore incondizionato per quelle sfumature incalzanti, di una techno dalle reminiscenze industriali e futuristiche. Nel 2015 il progetto ‘Timeshift’ sembra toccare l’apice con una programmazione di tutto rispetto. Partendo dalla performance di Inigo Kennedy’, ‘Anthony Parasole’, ‘Sigha’, ‘Shifted’, per non parlare del tanto atteso live set del duo svedese ‘Shxcxchcxsh’ uno dei progetti più apprezzati della scena Techno degli ultimi tempi. Senza dimenticare la predilezione per le eccellenze tutte italiane del genere che hanno calcato il palcoscenico di ‘Zona Roveri’, club bolognese che ospita il progetto, come ‘Domenico Crisci’, ‘Ayarcana’, ‘Fabrizio Lapiana’ e il già citato ‘Giorgio Gigli’. Abbiamo seguito, ospiti dello staff, il party del 7 dicembre, nel quale si sarebbe dovuto esibire al fianco dei talenti nostrani ‘Ayarcana’ e ‘Crisci uno dei veri signori della Techno europea l’inglese ‘Luke Slater aka Planetary Assault Systems’  questo a testimoniare l’audacia e la fattura del progetto.

Ma sfortunatamente, non sempre la fortuna aiuta gli audaci, e in questo caso un signore della musica, non lo è stato altrettanto al livello professionale. Infatti giunti a ‘Zona Roveri Music Factory’ riceviamo subito una spiacevole notizia, a causa di problemi ‘logistici’  per la seconda volta (era già saltata la sua performance nel party del 24 ottobre al fianco di ‘Anthony Parasole’  sempre a causa di pseudo problemi logistici) ‘Luke Slater’ non sarà sul palco ad animare il dancefloor, senza peraltro un comunicato stampa ufficiale.  Ora tutti conosciamo quel mostro sacro di ‘Slater’ e contestarlo non capita tutti i giorni, e non capiterà neanche questa volta, ci limitiamo, però, ad osservare che a nostro parere  la recidività non è un comportamento professionale! Ma nonostante tutto il locale è già gremito e ad attenderci una lunga fila. Quando riusciamo ad entrare il dancefloor è già in marcia e tenere le redini è il talento capitolino ‘Ayarcana’ . L’eclettico producer italiano è uno dei ‘newcomer’ più apprezzati dell’intero panorama techno. Abile tessitore di una Techno profonda e ‘selvaggia’, in pieno stile ‘Raw’, è già uomo di punta dell’etichetta milanese ‘Parachute records’ esibendosi in alcuni tra i migliori club italiani come il ‘Dude Club’ di Milano ed europei come il ‘Trouw’ di Amsterdam e il ‘Fabric’ di Londra che lo vedrà ospite il prossimo 30 gennaio. E sono subito ‘fuochi d’artificio’. Un sound scuro, a tratti metallico, molto industriale, accompagnato dalla commistione di sonorità acide e distorte, che si alternano in una escalation grintosa che sul libretto d’istruzione riporta l’avvertenza ‘ aprire con cautela’.

Il pubblico per di più, per nulla abbattuto dall’assenza di ‘Slater’, risponde al richiamo del dj romano con prontezza e con altrettanta grinta, dipingendo così una cornice perfetta per il suo set. Disco dopo disco, ‘Ayarcana’ ha guadagnato la fiducia del dancefloor, non tradendo così le aspettative che tutti nutrivano.

E dopo all’incirca 2 ore di set, il timone passa nelle mani del casertano ‘Domenico Crisci’ ingegnere del suono impiantato a Londra, che vanta collaborazioni con la ‘L.I.E.S’ etichetta discografica del maestro ‘Ron Morelli’ e figura italiana ormai apprezzata in tutta Europa. E’ affidata a lui, a dovuta ragione, la guida del dancefloor per ben 4 ore. E subito mette le cose in chiaro, dimostrando perché è considerato uno dei producer di punta dell’underground italiano. Disegna trame oscure, ricche di carica espressiva, miscelandole alle più rinomate sonorità della ‘Motor city’ rompendo così ogni schema. Chirurgico e puntiglioso, applica la sua ‘ingegneria’ alla perfezione, senza alcun tipo di sbavatura. Porta il pubblico a spingersi più in là, a percepire la musica.  Il punto di massima arriva quando in un tripudio di suoni ‘intergalattici’, suona il nuovo disco di ‘Acient Methods aka Room 506 – Drop out’ , una delle realease  più interessanti dell’ultimo mese, che infiamma il locale a colpi di bassi tra braccia al cielo e passi ritmati. Nel frattempo il locale accoglie la sfida, risponde nella maniera migliore, senza risparmiarsi. Tra un drink e l’altro, il tempo passa, e passa in fretta. ‘Crisci’ incalza sempre più, esaspera i suoni, ci colpisce con bassi suadenti e soprattutto, per quanto difficile, non ci fa rimpiangere nessuna assenza fino all’ultimo disco, donandoci un’esperienza sonora di altissimo livello. Il ‘Timeshift’ così si riconferma evento di punta della scena bolognese, che nonostante mille peripezie ed imprevisti, mantiene alto il suo nome e la qualità del suo ‘concept’. Remare contro corrente, non è mai facile, ciò nonostante alla crew bolognese riesce molto bene, e non ci resta che congratularci con chi antepone la qualità e la passione al  buisness. E chissà cos’altro avranno in cantiere questi ragazzi per l’inizio stagione 2016. Per scoprirlo non resta che continuare a seguirli, quindi che altro dire se non  ‘stay tuned’!?