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REPORT – Il jazz di Thundercat illumina il Jazz:Re:Found di Torino
a cura di Marco Rosito
Sabato 5 dicembre la navicella spaziale di Thundercat è atterrata all’Esperia di Torino. L’ultimo live set del Jazz:Re:Found, infatti, è stato affidato all’eclettico bassista americano, prima del rush finale con i dj set di Dj Premier, Theo Parrish e Moodyman al Q35.
Poco conosciuto nel mainstream, Thundercat è una personalità piuttosto importante nel panorama black americano. Ha infatti lavorato come bassista per miss Erykah Badu e per Snoop Dogg, e in altre svariate produzioni. La svolta è stata principalmente caratterizzata dal suo sodalizio con Flying Lotus, con il quale collabora ormai dal 2010 e che gli ha permesso anche di lavorare alla produzione del capolavoro di Kendrick Lamar, To pimp a butterfly (2015). Tutto questo per dire che questo ragazzone, dai modi simpatici e cordiali, è ormai un punto di riferimento nelle produzioni di spicco, sia per le sue eccezionali qualità di bassista che per le sue doti compositive. La sua musica è un’architettura di suoni e armonie quasi oniriche; le sue line di basso sono spesso ripetitive e ipnotiche e il suo modo istintivo di cantare, con un continuo ricorso al falsetto, riesce a trasportare perfettamente nelle sue atmosfere sognanti e a tratti psichedeliche.
Nella serata di sabato ha proposto il suo ultimo album The Beyond / Where the Giants Roam (2015), prodotto proprio da FlyLo, e alcuni dei brani più rappresentativi di Apocalypse (2013) e The golden age of apocalypse (2011), il tutto condito da ampi spazi improvvisativi, accompagnato da Justin Brown alla batteria e Dennis Hamm. Tra i brani più aspettati dal pubblico, sicuramente la hit Them Changes e l’up tempo, tutto da ballare, Oh sheit it’s X. Il momento più bello, per il sottoscritto, è stata la citazione di Complexion di Kendrick Lamar, brano che senza Thundercat, probabilmente, non sarebbe stato lo stesso. A far contorno a tutto ciò, una tecnica esecutiva del tutto fuori dal comune: Stephen Bruner (questo il vero nome di ‘Cat) è sicuramente uno dei bassisti jazz più dotati in circolazione. Qualcuno lo ha definito lo ‘Jaco Pastorius degli anni 2000’. Forse il paragone è un po’ esagerato, ma rimane il fatto che chi ha avuto la fortuna di assistere al concerto, non ha potuto che constatare di trovarsi di fronte a un genio dei nostri tempi, che affonda le sue radici nella tradizione del jazz, ma si esprime con i mezzi, i suoni (e anche le parole) della musica più moderna e sperimentale.
Alla prossima ‘Cat, sperando sia molto presto!
Photo courtesy Of: Stefano Di Marco
Setlist:
Hardtimes
Lone Wolf and Cub
Tron song
Where the Giants Roam / Field of the Nephilim
We’ll Die / Heartbreakes + Setbacks
Them Changes
Walkin’
Evangelion
MmmHmm [Flying Lotus] / Complexion [Kendrick Lamar]
For Love (I come your friend) / Daylight
Lotus and the jondy
Oh sheit it’s X
LineUp:
Stephen ‘Thundercat’ Bruner: Voice, Bass
Justin Brown: Drums, Backing Vocals
Dennis Hamm: Keyboards, Rhodes Piano




