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DISCOVERING – DELLARABBIA in L’ENIGMISTA: Quanto i socialnetwork ci rendono frustrati e privi d’empatia?

30 Settembre 2020 BLOG, INTERVISTE

a cura di Giorgia Groccia

Fuori venerdì 18 settembre 2020 prodotto da Numero 3 Music per Sony Music Italia, “L’Enigmista”, il primo singolo dei dellarabbia.

Il brano esplora il rapporto di dipendenza con i social network e come questo ci stia rendendo logorroici e frustrati, privi di empatia, armati solo della nostra opinione e del nostro punto di vista.

La band si propone di raccontare come la rabbia di cui ci carichiamo quotidianamente, tra post continui e fake news, ci fa sembrare sempre più simili agli zombie cannibali dei film e alle terribili raffigurazioni dantesche delle incisioni medievali.

Un indie pop trascinante e a tratti oscuro ci introduce per la prima volta al progetto dei dellarabbia, band che fonde influenze che arrivano dal cantautorato classico italiano (Dalla, Gaetano, De Gregori, Fabi e Gazzè) ad altre che arrivano dalla scena nu-folk internazionale (Mumford and Sons, The Lumineers, Vance Joy, Frank Turner, Will Varley).

– Parlateci di com’è nato il vostro primo brano, L’Enigmista?

È nato in uno di quei momenti oramai inevitabili della giornata in cui lo scroll di Facebook diventa un concentrato di aggressività. Tutti parlano di qualsiasi cosa anche e soprattutto quando non ne hanno nessuna cognizione di causa. Questo, almeno a noi, fa paura. Ci sentiamo come i personaggi di uno degli assurdi episodi di “Black Mirror” oppure come i protagonisti braccati da un branco sempre più folto di zombie cannibali degli horror di Hollywood. La cosa più spaventosa e distopica è come sia il linguaggio, che sarebbe la cosa che ci definisce come “esseri evoluti”, a diventare lo strumento di tanta violenza e rabbia repressa e poi sfogata in modo completamente casuale.

– Come nascono i dellarabbia?

Siamo un progetto atipico. Ci piace definirci come “collettivo” anche perché siamo nati intorno alle prime canzoni scritte da Marco e Americo, e non il contrario come spesso capita alle band. Chiaramente il progetto si è definitivamente evoluto e raffinato con l’apporto di Federico, che lo ha anche prodotto, e piano piano, insieme, abbiamo trovato un sound ed una personalità ben definita. Siamo un po’ come un gruppo di ragazzini in campeggio su una spiaggia, che passano la notte a raccontarsi storie, sogni, incubi, fantasie e suggestioni intorno al nostro falò. Il nostro falò, il nostro fuoco, però è un’idea di come fare musica e quindi anche un punto di vista comune sulla realtà. Adesso, con gli strumenti in mano, proveremo a trasformare questo falò in una luce anche per qualcun altro che magari è in mare da solo di notte. “

– Il vostro brano tratta principalmente l’alienazione derivata dall’eccessiva simbiosi tra l’uomo e i social network. Che rapporto avete con i social?

Noi li utilizziamo col giusto distacco, cercando di riportarli alla loro funzione originale di mezzo di comunicazione. Il problema non sono i social. Non vogliamo che ci siano incomprensioni con il messaggio del brano. Non siamo certo qui a ripetere il solito banale discorso moralista di demonizzazione di Facebook, Twitter, Instagram e Zuckerberg vari. La possibilità di esprimere un punto di vista e di comunicare in tempo reale con persone lontanissime è la grande fortuna del nostro tempo. Il problema è quello in cui li stiamo trasformando e quello in cui ci siamo trasformati, almeno un po’ tutti quanti.

– Cosa pensate dell’ipercomunicazione rapida in campo artistico?

Per noi un messaggio per dirsi artistico deve essere prima di tutto efficace. Veloce non vuol dire che per forza quello che comunichi arrivi davvero a chi ascolta. Se un messaggio è abbastanza forte, puoi comunicarlo alla velocità che preferisci. Se non dici nulla, anche se sei più rapido di Bolt, non arriva niente. “

– In quale epoca storica avreste voluto far musica?

” In questa. dellarabbia per noi ha senso proprio nell’epoca che stiamo vivendo. Parliamo di noi, dei nostri tempi, della nostra generazione, che non ha santi, poeti e navigatori, o forse ne ha troppo pochi. La musica e le arti in generale, perdono di senso senza il contesto in cui nascono.

– Progetti futuri?

“Tanti. Intanto farvi ascoltare la nostra musica e iniziare a poterla suonare live. Pubblicheremo altri brani da qui ad inizio anno quando uscirà il nostro album d’esordio. Il resto ve lo racconteremo lungo il percorso. Restiamo in contatto?

Grazie per lo spazio e l’attenzione.

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