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DISCOVERING – LEO CALEO torna ad affacciarsi sulla scena con un brano che sa di altrove

12 Novembre 2020 BLOG, INTERVISTE

Dopo un percorso fatto di palchi, folk ed esplorazioni musicali, Leo Caleo torna ad affacciarsi sulla scena con un brano che sa di altrove, di inesplorate galassie emotive e di nei che sembrano costellazioni, nel cielo terso di schiene così nude da scambiarsi la pelle: “Asteroidi” è la rinascita pop di Leo Caleo, il modo migliore per lasciarsi alle spalle tutto ciò che credevamo di sapere e che ora altro non è che polvere di meteore, pianto di stelle.  Abbiamo chiacchierato con lui per scoprirne di più, eccone il risultato: 

  • Bentrovato su DOYOULIKE, Leo! Cos’è successo al vecchio bluesman che cantava nel tuo primo disco, “La prima foglia d’autunno”? Trasformazione naturale o risultato di un’epifania quasi folgorante?

Innanzitutto vi ringrazio per avermi ospitato. La mia storia artistica è caratterizzata sopratutto da trasformazioni, quindi anche in questo caso posso dire che quel bluesman che viveva nel primo disco, si è mutato in qualcosa di più aureo e sperimentale dando vita ad un nuovo carattere della mia personalità musicale.

  • Come nasce il tuo rapporto con la musica? Vogliamo un ricordo strappalacrime!

Nasce sopratutto grazie a mio padre, che da piccolo potevo osservare per ore ed ore a dilettarsi con la chitarra. Ho sempre ammirato la sua passione per la musica, il suo modo costante di non fermarsi mai nonostante la vita gli sia sempre stata stretta sotto questo aspetto. Quando per la prima volta da bambino, presi tra le braccia la sua Fender Stratocaster, capì quasi in modo diretto e spontaneo che quello sarebbe stato il mio piccolo universo, dove potermi esprimere e stare bene. Fino ad ora non ho ancora cambiato condizione.

  • “Asteroidi” è un brano particolare, dalla copertina fino al mixing. Cosa volevi raccontare, con questa canzone? E sopratutto, ricordi il momento in cui hai cominciato a buttar giù i primi versi?

In realtà non ho pensato molto a quello che volevo raccontare in quel momento, se non nel senso sonoro. Sotto il profilo del sound infatti ho adottato una scelta stilistica che amo tanto, che richiama alle tipiche sonorità Lo-Fi del passato, ma che si ripropongono in maniera molto particolare nel presente. Lo scheletro della canzone è nato come tutti gli altri brani, in un momento particolare e di solitudine, in cui ho imbracciato la chitarra, acceso il microfono e dopodichè ho iniziato a registrare tutto quello che mi passava per la testa.

  • Meglio essere pianeti o meglio essere asteroidi? Capisci bene che in questa domanda, apparentemente ermetica, si trova il senso di una scelta poetica ben precisa, per l’esistenzialismo della metafora sottesa…

Sono condizioni diverse, con propri pregi e difetti. Ora come ora mi sento più asteroide, per il suo senso di scoperta, di viaggio, di continuo moto verso direzioni nuove che arricchiscono la vita.  Essere pianeti significa sicuramente essere una casa, conforto e protezione, essere un punto di arrivo, ma anche di staticità, di cui ora come ora non ne sento l’esigenza. Mi auguro di aver colto il senso della domanda.

  • Immagina un mondo nuovo, una volta finito l’incubo COVID. Come sarebbe, l’universo nuovo di Leo Caleo?

Spero che nel nuovo mondo si possa dare più valore alla cultura, all’arte nella sua forma emotiva ed astratta, ma anche economica e professionale. Spero si possa dare più sostegno al senso di comunità, privandola di gerarchie illogiche e giudizi inutili, salvaguardando tutti quegli elementi che ci caratterizzano e ci definiscono come essere umani. Un universo più romantico, colorato e meno grigio.

  • Un disco che, se chiamassero un nuovo tragico lockdown, ci consigli di ascoltare tutti i giorni, per rifrancarci dalla realtà di prigionia.

Sicuramente vi sconsiglio il mio primo disco “La Prima Foglia D’autunno”, se siete nostalgici come me, non fa per voi.  Forse adotterei un disco fresco fresco di giornata, ovvero “Cinema Samuele” del grande Samuele Bersani.

  • E stasera, invece, che film ci consigli di guardare? Deve però avere attinenza con “Asteroidi”, il tuo ultimo singolo…

Sarò estremamente didascalico, quindi consiglierò “Passenger” con Jennifer Lawrence ( la ragazza di fuoco ) e Chris Pratt ( il guardiano della galassia )

  • Salutaci nel modo che preferisci. Stupiscici!

Vi canterei una canzone, ma sfortunatamente non si può. Quindi vi saluto nella maniera più immaginaria, trasgressiva e pericolosa possibile: Un bell’abbraccio ed un grande bacio, senza mascherina. A presto!

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