LIVE AID 1985: il concerto che voleva cambiare il mondo

Il 13 luglio 1985 centinaia di milioni di persone in tutto il mondo guardarono lo stesso evento nello stesso giorno. Su due palchi, uno a Londra e uno a Philadelphia, si alternarono alcuni dei più grandi nomi della musica, con uno scopo preciso: raccogliere fondi per le popolazioni colpite dalla carestia in Etiopia. Live Aid è ricordato come uno dei momenti più importanti della storia della musica dal vivo e della televisione. Vediamo com’è nato e cosa ha lasciato.

Tra il 1983 e il 1985 l’Etiopia fu colpita da una gravissima carestia. Le immagini trasmesse dalla televisione britannica, in particolare un reportage della BBC nell’ottobre 1984, scossero l’opinione pubblica. Tra chi ne rimase colpito c’era Bob Geldof, cantante degli Boomtown Rats, che insieme a Midge Ure (Ultravox) scrisse “Do They Know It’s Christmas?” e radunò un gruppo di artisti britannici con il nome di Band Aid. Il singolo, pubblicato nel dicembre 1984, ebbe un enorme successo e raccolse fondi. Negli Stati Uniti seguì, nel 1985, “We Are the World” di USA for Africa.

Visto il successo del singolo, Geldof pensò a qualcosa di molto più grande: un concerto da trasmettere in diretta in tutto il mondo. L’organizzazione richiese pochi mesi, un tempo considerato brevissimo per un evento di quelle dimensioni, con la collaborazione di sponsor, tecnici, emittenti e artisti.

Chi ha suonato? A Londra, tra gli altri: Status Quo (che aprirono il concerto), Style Council, Elvis Costello, Sade, Sting, Spandau Ballet, Elton John, Dire Straits, U2, Queen, David Bowie, The Who e Paul McCartney. Chiusero la serata con “Do They Know It’s Christmas?” tutti gli artisti riuniti.

A Philadelphia, tra gli altri: Joan Baez, Black Sabbath, Led Zeppelin (in una reunion con Phil Collins alla batteria), Duran Duran, Madonna, Tina Turner con Mick Jagger, Bob Dylan insieme a Keith Richards e Ronnie Wood. Il finale fu affidato a “We Are the World”.

Un caso particolare è quello di Phil Collins: si esibì a Londra e poi, grazie a un volo in Concorde, riuscì a suonare anche a Philadelphia nello stesso giorno.

I momenti rimasti nella storia

  • I Queen: il loro set, di circa 20 minuti, è considerato da molti il momento più alto della giornata. Freddie Mercury conquistò lo stadio con un’esibizione fatta di brani come “Bohemian Rhapsody”, “Radio Ga Ga” e “We Are the Champions”, con il pubblico che cantava e batteva le mani insieme a lui. È un’opinione diffusa tra critici e appassionati, e il concerto è spesso ricordato come una delle migliori esibizioni dal vivo di sempre.
  • U2: durante “Bad”, Bono scese dal palco per raggiungere una ragazza tra la folla. La band ha raccontato in seguito che la scelta ebbe effetti sulla scaletta e sui tempi, e fu molto discussa.
  • Paul McCartney: durante “Let It Be” il microfono non funzionò all’inizio, e a risolvere la situazione intervennero gli altri artisti e il pubblico, che cantarono con lui.
  • Led Zeppelin: la reunion, con Robert Plant, Jimmy Page e John Paul Jones, fu molto attesa, ma l’esibizione fu ricordata come discontinua.
  • Bob Dylan: durante il suo set suggerì che parte del denaro raccolto potesse andare agli agricoltori americani in difficoltà. L’idea portò alla nascita di Farm Aid, il concerto benefico fondato nel settembre 1985 da Willie Nelson, Neil Young e John Mellencamp.
  • Bob Geldof in diretta TV: nel corso della giornata, in un’intervista in diretta, si rivolse al pubblico invitandolo a lasciar perdere i dettagli e a chiamare il numero per le donazioni. Il momento è rimasto famoso.

Live Aid non è stato solo celebrato. Nel tempo sono emerse alcune critiche. Il modello della beneficenza: alcuni osservatori sostengono che raccogliere fondi con un evento musicale distolga l’attenzione dalle cause politiche ed economiche della povertà. Come sono stati usati i fondi: nel corso degli anni sono state sollevate dubbi sull’uso degli aiuti in Etiopia, in un contesto di guerra civile. Le ricostruzioni sono state discusse e contestate; gli organizzatori hanno sempre difeso la trasparenza delle spese. La rappresentazione: altri hanno criticato la scarsa presenza di artisti africani sul palco e l’immagine dell’Africa trasmessa dal programma. Un’impostazione equilibrata riconosce entrambe le cose: l’evento ha raccolto cifre enormi e ha mobilitato l’opinione pubblica, ma le sue conseguenze sono state valutate in modi diversi.

Oggi resta la memoria collettiva: per chi c’era, l’immagine di quel pomeriggio è legata soprattutto a Wembley e ai Queen. Nel 2018 il film Bohemian Rhapsody ha dedicato alla ricostruzione di quell’esibizione una lunga sequenza finale.