REPORT – Pasquetta all’Eremo, come divertirsi con la musica giusta

a cura di Luigi Lupo

Ancora una volta un lunedì di pasquetta vissuto all’Eremo mi lascia con una consapevolezza. Che trascende la selezione musicale, la line-up, il numero di presenze e tanti altri aspetti che possono definire la buona riuscita di un evento. La convinzione, almeno personale, è che un club del genere possa fare invidia a numerosi sparsi in tutta Italia. Per la location, posta a ridosso del mare, per l’ampio prato esterno, per la capacità, in un festival in un giorno di festa, di combinare sonorità differenti, di spaziare da una tradizione anticonformista italiana all’elettronica affacciata a sud del mondo. E di valorizzare talenti della terra.

Eremo Club non ha certo bisogno di presentazioni in quanto a fascino e appeal. Ma non potevo prescindere il racconto da una considerazione che mi sono tenuto nella testa percorrendo il percorso che, dall’ingresso, mi portava alla mia auto, guidando per tornare a casa, proseguita nei giorni successivi. E ho cercato di darmi anche una spiegazione. E cioè che un evento del genere, in un giorno di festa storicamente dedicato al vino, agli amici e al divertimento, ha bisogno di una location, di una situazione strutturale, di una cornice che superi il concetto di festival o evento prettamente musicale. Del resto, il titolo è :”L’Eremo riapre a Pasquetta”.

Superata questa lunga premessa, entriamo nel racconto. Che non può non partire dal gruppo headliner, Il Teatro Degli Orrori, la band reduce dal lancio, lo scorso anno,  dell’omonimo e interessante album e autrice di capolavori del panorama musicale italiano indipendente come Dell’impero delle tenebre, uscito nel 2007. Da quel momento, Pierpaolo Capovilla e soci hanno faticato a tenere i ritmi alti sfornando live che sfioravano l’imbarazzo, soprattutto nel modo di porsi del frontman, e album di caratura inferiore rispetto all’episodio di cui sopra.  L’ingresso di Kole Laca al synth e Marcello Batelli alla chitarra danno nuova linfa al progetto. E anche sul palco dell’Eremo, quando ormai il tramonto ha lasciato spazio ad una piacevole serata di inizio primavera, si avverte una nuova vitalità, un piglio più energico nel suono.

Sotto palco l’atmosfera è frenetica. C’è chi freme per cantare, chi non aspetta altro che pogare. Insomma, presi bene tutti. Pierpaolo sale sul palco con fare teatrale e ipnotizzante. La sua voce interpreta magistralmente rabbia e sofferenza raccolte nei brani dell’ultimo lavoro sin da Disinterassati e indifferenti. La band pecca raramente nel rapporto con gli strumenti e i veterani, Gionata Mirai, Franz Valente e Regno Favero non tradiscono.  L’album uscito nel 2015 domina il primo atto del live.  Ed è un ottimo ascolto. L’ingresso dei sintetizzatori colora le costruzioni sonore, che si fanno più intense ed energiche. Il frontman è a ridosso della folla, a volte sembra confondersi con essa. Sembra un abbattimento della barriera, della quarta parete di plautiana o pirandelliana memoria, creato per immergere il pubblico, e le vibranti prime fila, in una dimensione comune a tutti. Perché i temi trattati, nella tradizione del Teatro, coinvolgono tutti in prima persona. Il piano personale, nelle liriche, arriva irrimediabilmente nella sfera sociale e politica. Prendete Il lungo sonno. Non c’è bisogno di leggere ciò che è inserito tra parentesi dopo il titolo della canzone: lettera aperta al Partito Democratico.  Nell’urlo, “e senza accorgemene, adesso sono di destra”, è raccolta tutta la critica al ruolo di Renzi, forse lontano dagli ideali della sinistra. I temi sociali, l’abuso di farmaci(Benzodiazepina), il g8 di Genova(Genova)  sono fondamenta dell’ultimo album. E in concerto creano una tensione liberatoria che Pierapaolo esprime dalle sue corde vocali, la folla in urla e pogo. Così per gli storici pezzi della loro storia, proposti dal frontman con un approccio più curato nell’esposizione rispetto agli altri live. Prova superata per i nuovi membri. E l’impressione che il Teatro abbia ritrovato una strada che sembrava un po’ persa.

La piacevole tensione, la rabbia e il pathos del Teatro, entrano in una dimensione altra quando in consolle sale Dj Khalab, figura misteriosa, almeno per i non addetti ai lavori. Fa parlare pochissimo di sé, eppure chi conosce la figura umana dietro al progetto sa che parla, benissimo, ogni giorno. Ok, mi fermo qui. Il suo set è un’esperienza di trasporto. Ma non si tratta dei trip mentali della techno berlinese, tutta cassa dritta, oscurità, pupille dilatate e nuove dimensioni. Forse, chi cercava questo sarà rimasto deluso. Khalab, producer prima che dj o entrambe le cose insieme,  ti porta fisicamente in una terra lontana, così lontana che in realtà è più vicina di quanto pensiamo, l’Africa. Da lì coglie l’energia primitiva, la vitalità, i canti e i riti. E li mette, come in un calderone di un rito propiziatorio di una tribù, nella postmodernità, nell’elettronica, nel digitale, nell’iperrealtà. Una delle sue collaborazioni più vincenti lo vede col musicista e polistrumentista maliano, Baba Sissoko. Vincente perchè la traccia “Tata” è stata riconosciuta da Gilles Peterson, dj di BBC radio e riferimento della world music, come migliore dell’anno nei suoi Worldwide Awards. E così non si può far altro che ballare, muoversi fino a sentire scricchiolare le ginocchia. I beat sono così avvolgenti che restare fermi in un set del genere significa avere seri problemi fisici. Ma il dancefloor dell’Eremo, per fortuna, non soffre di tali disturbi. Così si muove inesorabile con la stessa velocità con cui l’alcol scorre dai bicchieri alle teste felici dei tanti ragazzi. E’ un giorno di festa. Ed è tutto bello così.

Complici la stanchezza, la vecchiaia a 23 anni, o lo scialo(come definito dal buon Vincenzo), ci perdiamo, ma a malincuore, il set di Teppa Bros, sì quello dello Stato Sociale. Sono convinto che le teen stiano ancora ad ansimare.

Nota di merito per i gruppi che hanno anticipato il Teatro degli Orrori. E cioè Female Trouble Band, Cascao & Lady Maru, Nabel, Diego+Bea. E per i dj che hanno intrattenuto il numeroso pubblico della saletta. Misspia ci riporta negli anni del rock n’roll, gli amici French Kiss muovono spalle e culetti dalla nu disco ai suoni balearici passando per hit da strapazzo(quando sono entrato a sentire qualcosa del loro djset c’era Lady dei Modjo, ndr) fino alle dolci, ma non troppo, escursioni etniche di Elmuezzin.

Ah, last but not least, non posso dimenticarmi di tutte le urla e le braccia alzate al cielo per ogni pezzaccio selezionato da quel simpatico di Djones che, per chi leggesse solo DYL, è il nostro compagno di viaggio negli appuntamenti radiofonici.

Rientrato a casa, avrei voluto mettermi alla scrittura di questo pezzo. Ma temevo di farmi coinvolgere troppo dalle emozioni e dai drink bevuti. A tre giorni di distanza, recuperata la giusta lucidità emotiva, le sensazioni così positive ed entusiaste non sono cambiate. La Pasquetta all’Eremo resta uno di quegli eventi per cui vale la pena, in qualsiasi parte ci si trovi, arrivare in Puglia in questo periodo. Se poi in line-up ci trovi i mostri del rock alternativo nazionale, un producer di avanguardia e assoluto talento, interessanti band emergenti l’esperienza assume un tocco di qualità artistica, musicale e culturale non indifferente.