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REPORT – Placebo a Milano, 20 years of “Soulmates”
a cura di Jack Malombra
Dopo tanta attesa, un sold out fulmineo e un giro di compro/vendo/scambio biglietto siamo riusciti ad arrivare alla data che aspettavamo con ansia: i Placebo dopo un disco mediocre come Battle for the Sun e un disco carino ma non troppo come Loud Like Love (e due tour relativamente poco convincenti) tornano dal vivo con uno show volto a celebrare la loro carriera.
Questa volta con me c’è Gaia, amica di vecchia data e prima di entrare cerchiamo di incontrarci già nel parterre con Carmen, anche lei amica da tempi non sospetti, non è un caso che le persone tra il pubblico che conosco siano tra i miei legami più duraturi: i Placebo li ascoltiamo da anni, eravamo gli adolescenti arrabbiati, straziati e sconvolti che sono cresciuti con la loro musica e che da (quasi) adulti non possono ancora farne a meno.
Buio in sala e sugli schermi inizia una versione alternativa del video di Every You Every Me, anche se è solo un videoclip e la band non è presente stiamo già saltando e ballando come pazzi e dopo un’altro video che mostra a la loro cronistoria la band attacca con Pure Morning e il pubblico è già in visibilio. Conosco diverse persone che i Placebo li hanno conosciuti con quel videoclip, la generazione di MTV, adolescenti o pre-adolescenti negli anni ’90, il secondo pezzo è Loud Like Love e anche se è recentissima forse è una delle poche che apprezzo sul serio dell’omonimo disco.
Su Jesus Son, il nuovo inedito ne approfittiamo per farci un selfie con il telefono e non commenterò il brano perchè è una cagata pazzesca.
Molko si ferma, saluta e parla con il pubblico e notiamo tutti quanti che c’è qualcosa di diverso: la band è sinergica rispetto ai concerti passati, Brian ride, scherza, è contento, siamo quasi inquietati dal suo sorriso costante, ma abbiamo poco tempo per riflettere su questa felicità mai vista, dopo un discorso sulla luna e sullo spreco dell’acqua, inizia Soulmates e non sono mai emotivamente pronto per quel brano, così come per quello dopo e si tratta di Special Needs.
Siamo di nuovo adolescenti, ricordiamo le canzoni a memoria, siamo commossi, a volte piangiamo e abbiamo l’opportunità di ascoltare Lazarus, una b-side presentata per la prima volta in questo tour e per citare di nuovo la mia amica Carmen “non posso non amare una canzone che inizia dicendo: è orribile vederti di nuovo”.
Too Many Friends mi ha sempre fatto schifo ma ok, capisco che ci sia a chi piace, va subito meglio con Twenty Years seguita dal mio brano preferito del primo disco I Know, realizziamo che non siamo più le stesse persone che eravamo quando siamo entrati e non siamo ancora a metà concerto.
Devil In The Details, una delle uniche due ascoltabili di Battle for the Sun seguita da Space Monkey e da una potentissima Exit Wounds.
Protect Me From What I Want è anche esso un momento attesissimo, pensiamo per un secondo solo che forse avremmo voluto sentirla in francese ma abbiamo poco tempo per rifletterci perchè dopo i ragazzi eseguono Without You I’m Nothing con tanto di omaggio a Bowie, una lacrima scende, quel brano che ci ha tanto tormentati accostato al co-compositore di cui siamo tutti figli.
Slow version di 36 Degrees che rende meglio dell’originale, Lady Of The Flowers, interpretata da Brian in maniera magistrale forse è uno dei pezzi che siamo più felici di ascoltare, inaspettata, unica, una perla rara.
Dopo questa sessione melanconica il leader lussemburghese ci assicura che è una festa di compleanno ed è ora di divertirsi: si ricomincia a ballare e a fare casino con For What it’s Worth e Slave to the Wage.
Solita chiusura tra il divertente e il commovente con Special K, Song to Say Goodbye e The Bitter End.
Sconvolti, ma i Placebo rincarano la dose con un’altra slow version: questa volta si tratta di Teenage Angst e distorsioni al termine su cui Stef ci ricorda che la vita non è in bianco e nero ma è piena di colori, “siate chi volete essere” ci sembra il giusto preludio per Nancy Boy su cui saltiamo e ci scateniamo come se non ci fosse un domani.
Ma il domani c’è e anche il finale del concerto con Infra-Red e un momento in cui tutti i membri escono tranne Brian e Stef che con nostro sommo sbigottimento scendono a salutare i fan, prima delle transenne.
Non li abbiamo mai visti così felici, così carichi, così consapevoli del loro pubblico e dopo aver pianto, riso, ballatto e saltato per tutto il live, la giusta chiusura arriva con Running Up That Hill e una crisi d’astinanza da Placebo subito dopo.




