DOYOULIKE.ORG

DISCOVERING – A tu per tu con Pierpaolo Lauriola

20 Ottobre 2020 BLOG, INTERVISTE

a cura di Giorgia Groccia

LE NOSTRE FRAGILI CERTEZZE è il nuovo video di PIERPAOLO LAURIOLA, secondo singolo tratto dal nuovo disco di inediti CANZONI SCRITTE SUI MURI. Sorretto da un ritmo incalzante, il cantautore racconta la “giostra di paura e di coraggio” in cui siamo ormai quotidianamente immersi, alla ricerca di un lenimento per tutte le cicatrici, mentre i giorni che passano sono “canini che mordono forte”.

La regia del video è di GRAHAM ROBINSON con la collaborazione della coreografa NATALIE SU ROBINSON. Un’ambientazione urbana e attori giovani sono in primo piano in un video notturno ma ricco di freschezza e di sorrisi rubati.

Come nasce il tuo ultimo singolo Le nostre fragili certezze?

Questa canzone nasce da una vicenda personale e parla di due persone che cercano una strada comune. C’è una frase che dice “In quei giorni giocavamo a segnare il confine tra chi credevamo di essere e chi eravamo davvero”. C’è una vicenda umana che viene traslata in musica e sembra avere un senso di rivalsa sul finale rispetto alle premesse ma allo stesso tempo è un brano compassionevole. I protagonisti dicono “non è colpa nostra se siamo così”, qui, ora, siamo in due e non c’è la facciamo ma quello che stimo vivendo è nella natura delle cose. Questa è una canzone sincera poiché esamina i propri comportamenti che nelle relazioni mettono spesso in evidenza i nostri limiti perché nascono proprio dal tentativo di superarli. 

Ci racconti come nasce e si sviluppa il videoclip?

Il videoclip serve a rafforzare il testo e la musica. Nasce da una collaborazione con il regista Graham Robinson e con la coreografa Natalie Su Robinson. L’ambientazione è urbana e gli attori sono in primo piano in una città di notte dove si intrecciano sorrisi, emozioni e sguardi rivolti al futuro.

Quali sono i tuoi mostri sacri della musica?

I miei mostri sacri con cui sono cresciuto sono gli U2, i Pink Floyd, i Radiohead, Bon Iver, i cantautori italiani come De Andrè, Guccini, Dalla, Ivano Fossi, Paolo Conte e i songwriter americani come Bob Dylan, Leonard Cohen e Johnny Cash.

Preferisci gli album o le playlist?

Preferisco gli album soprattutto quando sono pensati come un corpo unico. Il ruolo del musicista nella società è fondamentale, soprattutto in quei casi in cui il racconto di quello che stiamo vivendo diventa un messaggio nella bottiglia per le future generazioni. Così penso ai grandi concept album come The Wall dei Pink Floyd, Storia di un impiegato di De Andrè, Stagioni di Guccini, Achtung Baby degli U2. OK Computer dei Radiohead. “

Raccontaci qualcosa di te. 

Scrivo musica da quando avevo tredici anni. Le canzoni per me sono state una lezione di vita. Apprendo da quello che osservo e traduco il tutto in musica. Faccio pre-produzione per molto tempo prima di cominciare a registrare un disco. Prendo dei piccoli appunti. Leggo libri adatti ai temi che penso di affrontare, ascolto tanta musica e quando è il momento di registrare faccio anche moltissimi schemi, sebbene poi non li rispetti. La loro funzione è quella di farmi pensare, di farmi vagliare delle ipotesi alternative. Tutto questo però tende a incasellare più le premesse che le promesse. Sto cercando di organizzare nei dettagli il concerto che porterà sul palco “Canzoni scritte sui muri”. Sarà un contenitore fatto di musica, che coinvolgerà altri artisti. Tutte le canzoni avranno un arrangiamento che sarà arricchito dalla band che mi accompagnerà. Vorrei che fosse un’esperienza che aggiungesse valore al disco, un po’ come è successo in passato tra la PFM e De André, o quello che ha rappresentato per Bob Dylan l’esperienza del Rolling Thunder Revue. Non vedo l’ora di farvelo ascoltare.

Ti piace questo Articolo? Condividilo!

Comments are closed.

This function has been disabled for DOYOULIKE.ORG .