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“Nevermind”, la figura di Kurt Cobain raccolta in un fumetto
Nevermind. La voce straziata di Kurt, la fame di esperienza, un etichetta scomoda nel vano tentativo di essere se stesso, la maledizione del successo, la droga. Il frastuono delle chitarre che non annienta il peso dell’esistenza e preme il grilletto sulla tempia, una fiamma che non avrebbe mai potuto spegnersi lentamente, ma solo bruciare. La morte. Il Nirvana. Nevermind ”indifferenza anestetizzata”il titolo di una vita, di un album fondamentale per la storia del rock, e ora anche di un fumetto che omaggia Kurt Cobain. Andrea Paggiaro, in arte Tuono Pettinato, realizza il suo ultimo lavoro in occasione dei 20 anni dalla morte dell’artista. Scelta difficile per i numerosi articoli e libri usciti in questa occasione. “A prescindere dalla passione per camice a quadri in flanella, ero stanco di vedere Kurt ritratto sempre come santino e immagine di depressione in occasione di anniversari di nascita e morte. Ho scoperto molti momenti in cui Kurt era vivo.” Un tuffo nella memoria per ricordare i momenti chiave di un bambino che ha dovuto fare i conti con delusioni famigliari e disagi sociali e diventato suo malgrado portavoce di una generazione.
Tuono ce lo presenta attraverso la figura del suo amico immaginario Boddah, i due protagonisti nel fumetto hanno le sembianze di Calvin e Hobbes, rubati a Bill Watterson, nel loro significato filosofico: l’essere se stessi e la notorietà che schiaccia l’individualità, nodo esistenziale nella vita di Kurt. La musica è protagonista in questo fumetto, entra ed esce tramite sia figure di grandi band storiche del rock e del punk: come i Beatles, quando riceve con gioia i cd dalla zia, o quando aspettando il babbo consuma la batteria del furgone ascoltando i Queen; sia tramite i brani dei Nirvana. ”Litium”primo fra tutti con il verso“I’m so happy ’cause today I’ve found my friends. They’re in my head”segna la comparsa di Boddah; la vita immaginaria ha una doppia valenza: indice di creatività ma allo stesso tempo di solitudine. Segue“Bloom”per sbeffeggiare gli “esaltatissimi atleti di provincia”che li ghettizzavano. ”Something in the way “ è il momento in cui lascia casa dopo il divorzio dei suoi e passa le notti in sale prova o sotto i ponti. Il punk lo aiuterà sempre a sentirsi meglio, a trovare la propria strada e la propria realizzazione: “Sapere di poter essere se stessi è un’enorme liberazione”. Ma tutto ciò non lo farà sopravvivere in un esistenza ormai governata dal dolore. Ad accompagnarci una tracklist di brani consigliati dall’autore alla fine del volume. Musica, disegno e lettura per un’avventura dai contorni leggendari.
Giulia Falcone




