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“Senza Lucio”, il film per ricordare Lucio Dalla
«Il film nasce dal desiderio di condividere il ricordo di chi ha conosciuto Lucio Dalla e di far sì che chi vede questo film torni poi a casa e metta su un suo disco a tutto volume», così stamani a Roma Mario Sesti autore e regista di `Senza Lucio´ documentario prodotto da Erma Films e distribuito dal 4 marzo con I Wonder Pictures in 170 copie. Voce narrante il compagno del cantautore Marco Alemanno che ha detto: «Sono stato la persona che Lucio ha voluto vicino a sé per tanti anni, non voglio tenere questa esperienza così fortunata chiusa in un cassetto».
Il film, già presentato in anteprima al 32 Torino Film Festival, racconta il personaggio pubblico Dalla attraverso la voce dei suoi tanti amici di una vita. Ognuno dei quali ha regalato al film il suo personale ritratto dell’artista bolognese.
Si va da Piera Degli Esposti a Renzo Arbore, da Antonio Forcellino a Peppe e Toni Servillo, da Stefano Di Battista a Marta sui Tubi. Ad intervenire anche star internazionali come Charles Aznavour e Paolo Nutini; attori e autori di cinema con cui ha lavorato come John Turturro, i fratelli Taviani, Isabella Rossellini; teologi come Enzo Bianchi, artisti come Luigi Ontani e Mimmo Paladino.
Cosa ne esce dell’uomo e dell’artista? Tante cose. Il mistero di chi fosse davvero il padre; una madre ingombrante e folle; la sua pugliesita’ e sicilianita’ acquisita; la sua passione per il cinema; la sua totale disponibilità con tutti; la sua grande curiosità; il suo essere bugiardo e, ovviamente la sua creatività totale. «Il film parte dalla sua assenza, dal vuoto che ha lasciato – ha detto Sesti oggi a Roma – per far sentire a tutti noi quanto ci manco. Volevo mostrare quanto Lucio Dalla abbia intrecciato, nella sua vita, una fitta rete di relazioni, lasciando un segno indelebile in ognuno».
«La mia è stata una frequentazione occasionale diventata poi amicizia – ha detto ancora il regista -. E va detto che non era difficile diventare suo amico. Era un esserino pieno di energia, appassionatissimo di cinema. Una volta, mi ricordo, fece un parallelo niente male tra Kitano e Sorrentino».
Spiega invece Arbore:«lo conoscevo fin da piccolo perché la madre veniva a vendere gli abiti di Bologna alla mia. E lui spesso la accompagnava. Aveva, come me, una grande passione per il jazz antico. In vita forse è stato anche troppo sottovalutato. Aveva scritto capolavori autentici. Ed era poi un’amante come me della canzone napoletana. Uno che diceva: nei confronti di `Era de maggio´, `Let it be´ è solo un jingle».
Come cantante, ha proseguito Arbore, «lo accosto a un grande come Lucio Battisti, vale a dire un artista anomalo, fuori ordinanza. Insomma uno che correva da solo. Era, tra l’altro, appassionato di lirica, uno che aveva un modo tutto suo di scrivere le canzoni». (ANSA)




