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CULTURA – Parole che prendono vita, il ricordo di Gabriel Garcia Marquez

“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.”

E’difficile raccontare una vita. E’difficile raccontare un uomo, Gabriel Garcia Marquez, che ha commosso e emozionato lettori di tutto il mondo, megafono di valori come giustizia e libertà spesso dimenticati. E’difficile raccontare chi ha infranto le barriere tra realtà e fantasia e saldato quelle fra tradizione culturale europea e mondo locale, dato voce a un territorio dimenticato dal resto del mondo raccontando i suoi miti e le sue leggende. Un“Omero latinoamericano”che ha fatto riconoscere ad un intero continente la propria identità. E’davvero difficile raccontarlo, ma impossibile non ricordarlo. Sognava di essere pianista per aiutare gli innamorati nelle conquiste d’amore maa ahimè si ritrovò nel 1982 con un premio nobel tra le mani e una grande risposta:“Non è troppo tardi per intraprendere la creazione di una nuova e impetuosa utopia della vita,dove nessuno possa decidere per gli altri perfino sul modo di morire,dove sia reale l’amore e possibile la felicità.” Il capitano della nave nell’”Amore ai tempi del colera” – diceva – ”è la vita più che la morte a non avere limiti”.

gabriel-garcia-marquez-ricoverato Non sarà infatti la morte a fermare la magia che Gabriel Garcia Marquez ha donato. Il mondo ha tremato il 17 aprile per la sua scomparsa.“Siamo venuti qui ammiratori e amici di Gabo da ogni angolo del pianeta” – sono le parole del presidente colombiano Juan Manuel Santos- Continuerà a vivere nei suoi libri ma più di ogni altra cosa vivrà per sempre nella speranza dell’umanità.” Quale modo migliore, quindi, per opporsi allo scorrere del tempo,se non qualcosa che al tempo non cede? ”Es vedemos en agosto”è il suo ultimo addio lasciato su carta, la pubblicazione spetta alla famiglia. A noi non rimangono che i suoi scritti, parole che, proprio come nel finale di “Cent’anni di solitudine”, nel momento in cui vengono lette, diventano l’attimo stesso che il protagonista sta vivendo. Una specie di specchio parlante. Le vede e le vive. Ed è questo che ha fatto Gabo, ha creato direttamente la vita, l’ha fatta scorrere sotto le sue dita e ce l’ha raccontata, proprio come noi adesso proviamo a raccontare lui. Rivivendolo.

Giulia Falcone

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