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Giorgio Gaber, l’intellettuale “illogico”
Giorgio Gaber ha attraversato quarant’anni di storia italiana misurandosi e rivelandosi realmente agli spettatori italiani mediante uno scenario di componimenti beffardi, sovversivi e dilettevoli. Nel 1970 esce l’album concept “Il Signor G” , in cui il concetto preminente riguarda il moto della giovinezza riadattato alla fisiologia della poetica odierna. Più tardi il poeta Gaber da vita all’album “ I Borghesi” , lavoro che menziona le vicende del suo turbamento corporeo sommerso da abbagli illusori che fanno le persone sane,
finche lo sono realmente. Senza tempo è la traccia “L’uomo Che Perde i Pezzi” in cui Gaber adopera la metafora del corpo e la perdita di sé, inteso come abbandono della realtà. Da quest’ultima nascerà la meditazione sulla personalità legata al look, percepito come contagio delle masse nell’ album “
Io Se Fossi Gaber”. Quasi fittizio è il tema del lavoro successivo , “ Anche Per Oggi Non Si Vola”, in cui il cantautore fantastica su una notte passata accanto ad una donna bellissima con la quale condivide soltanto buone letture. È la volta del celebre brano “ Shampoo”, contenuto nell’album “ Dialogo Tra Un Impegno e Non So”, in cui l’artista tenta di lavare attraverso sciacqui e risciacqui la sua supposta supremazia intellettuale, la stessa che ha fato di lui un educatore per gli italiani, uno dei pochi in grado di cantare la sessualità con una sommità di perbenismo, un vero e proprio intellettuale illogico che ha saputo guerreggiare la stoltezza.
Simona Schena
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