La musica come terapia per affrontare una malattia

Quanto la musica faccia bene non facciamo che ripeterlo. E’ sfogo, sollievo, consolazione e passione. Lo sapevano i pitagorici e gli sciamani indiani. A sostenerlo è ora anche il The Cancer Journal, una delle più autorevoli riviste oncologiche del mondo.  Ebbene sì.

A dimostralo è lo studio americano pubblicato da Joan Haase, esperta  dell’Università dell’Indiana, sulla rivista. La ricercatrice ha dimostrato come, dopo aver seguito l’esperienza di 113 pazienti di età compresa tra gli 11 e i 24 anni che sono stati coinvolti in un programma di musicoterapia della durata di 3 settimane,” la musica influenza il modo in cui gli adolescenti e i giovani affrontano la malattia, acquisiscono speranze e trovano un significato nel mezzo del loro viaggio nel cancro”.  Il percorso ha previsto di scrivere il testo di una canzone e di produrre un video musicale sotto la guida di un musicoterapeuta e coinvolgendo nel progetto i familiari e gli amici dei pazienti. A 3 mesi circa di distanza dalla partecipazione al progetto i ragazzi hanno dichiarato di percepire miglioramenti sia nella comunicazione con i familiari, sia nei rapporti con gli amici.

Più in generale, la musicoterapia ha consentito a giovani e adolescenti di sviluppare una maggiore resilenza nei confronti della malattia, vale a dire di affrontarla in modo migliore, uscendo addirittura rafforzati dall’esperienza.  I ragazzi mostravano non solo più coraggio nell’affrontare la malattia, ma cento giorni dopo il trapianto risultavano meglio reintegrati socialmente rispetto ai loro coetanei che invece avevano un ruolo più passivo, di esclusivo ascolto. Precedenti studi hanno esaminato gli effetti della musicoterapia sui bambini malati di cancro. Hanno scoperto che la musica contribuisce a ridurre la paura e l’angoscia, che migliora le relazioni familiari e che aiuta i piccoli pazienti a sostenersi a vicenda.  Molte le organizzazioni nel mondo che credono nel potere della musica. Si pensi alla Rock Against Cancer, fondata da Lisa L. White, a Durham nel 2000. Si tratta di un’organizzazione no profit che nasce con l’intento di aiutare, attraverso la musicoterapia, i bambini malati. Sono diversi i progetti portati avanti dallo staff dell’organizzazione, come il Soul Shine Project, grazie al quale viene portata la musica a bambini e adolescenti malati di cancro e di altre gravi malattie. Promotore dell’iniziativa è stato un socio della Rock Against Cancer, Brent Albert, ragazzo straordinario, come sottolinea chi lo ha conosciuto, che ha affrontato con coraggio, humour e umiltà il cancro che gli era stato diagnosticato al cervello quando era adolescente e che, durante le sedute di terapia oncologica all’Hershey Medical Center incontrando coetanei e bambini molto piccoli, che come lui dovevano seguire dei trattamenti nel dipartimenti di oncologia, ha avuto l’idea di portare la musica in questo centro medico e in altri.

Brent é morto poche ore prima di compiere il suo sedicesimo compleanno, ma la sua forza e il suo spirito propositivo continuano ad animare tutte le persone coinvolte in Rock Against Cancer. Tanti gli artisti, famosi e non, che hanno supportato le varie iniziative, come Stevie Wonder, Sheryl Crow, Beyonce e i No Doubt, La Rock Against Cancer mira a sensibilizzare l’opinione pubblica americana sull’importanza della ricerca contro il cancro i cui numeri levano il fiato.Ogni giorno, negli Stati Uniti a 46 bambini viene diagnosticato il cancro  e ogni anno, sempre negli USA 3000 ragazzi muoiono di questa malattia.  Attraverso la Against Cancer i bambini e i ragazzi sono seguiti, non restano isolati e possono assistere ai concerti dei loro musicisti preferiti e magari incontrarli . E’ accaduto a Leo, affetto da una rara forma di tumore, che ha potuto ascoltare e parlare con il suo mito, Stevie Wonder.

Rosa Barca, direttrice doyoulike.org