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FOTOGRAFIA – Man Ray e la realtà a scatti
Ritratto del fotografo che diede inizio al movimento surrealista, un’artista innovativo e inimitabile
Man Ray era un’artista da Amare e la sua pittura, le sue sperimentazioni cinematografiche e la sua inimitabile arte fotografica saranno riconosciute in eterno fuori dallo spazio e dal tempo.
Emmanuel Radnitsky, in arte Man Ray, nasce a Filadelfia nel 1890 e acquista la sua prima macchina fotografica, una Kodak portatile, all’età di 25 anni con l’unica finalità di fotografare i suoi quadri da esposizione. Questo sarà l’inizio di un amore durato una vita e di una vita all’insegna dell’amore per la fotografia.
Man Ray, grazie anche all’influenza Dadaista, creava con minuziosa precisione e ineguagliabile originalità alla ricerca dello scatto perfetto facendo emergere il non detto, quello che scorre dietro la facciata della realtà fotografica, come testimonia una delle sue citazioni più celebri.
“Fotografo le cose che non desidero dipingere, le cose che già possiedono una loro esistenza.”
Il suo spirito di innovazione lo condusse alla produzione di scatti fotografici incentrati sulla figura della donna totalmente rivalutata sulla quale egli inserisce particolari irreali come lacrime di cristallo posate sulle guance, solarizzazioni e mille altri trucchi in camera oscura con il solo fine di costruire immagine insolite che obblighino a riflettere e inducano alla considerazione attenta della realtà per scoprirne i segreti retroscena. Anche nelle fotografie dirette, non manipolate con particolari interventi, si verifica la volontà di rappresentare altre storie da visualizzare dal profondo.
Un visionario geniale di certo Man Ray che esplora in assoluta libertà la fotografia con la coerenza di chi possiede la chiave per spalancare a noi le porte dell’immaginazione.
La rielaborazione della realtà attraverso l’obbiettivo della fotocamera è la sua assoluta peculiarità. Come una macchina fotografica, infatti, l’occhio del fotografo vede un mondo fatto di oggetti che devono essere ricombinati. A Man Ray venne inoltre attribuito il merito di aver creato il fotogramma che battezzerà orgogliosamente rayogramme inteso come il raggio di luce che illumina gli oggetti e ne ferma l’immagine in trasparenze suggestive. Nel 1921 infatti, mentre sviluppava alcune fotografie in camera oscura, un foglio di carta vergine accidentalmente finì insieme agli altri e dal momento che continuava a non comparirvi nulla Man Ray poggiò una serie di oggetti di vetro sul foglio ancora mollo e accese la luce. L’artista ottenne così delle immagini deformate, quasi in rilievo sul fondo nero. Attraverso i suoi rayographs poteva sondare ed esaltare il carattere paradossale e inquietante del quotidiano. Da lì a breve al termine nacque ufficialmente il Surrealismo di cui Man Ray si classificò come primo fotografo, promotore di una realtà distorta vista attraverso l’uso della fotocamera permettendo alla sua ampia curiosità di sposare una poetica della forma intesa nella sua apparente superficialità. Non a caso l’epitaffio che scelse per la sua tomba recita.
“Non curante ma non indifferente.”
Ludovica Diaferia




