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ROCK & BALL – BEATLES E GEORGE BEST
Musica e sport nella rubrica di Daniele Bottalico
Rock & Ball oggi e’ dedicata ai più grandi di sempre, i Beatles, e ad un giocatore, e non ad una squadra come facciamo di solito: Gorge Best, un’atleta che ha fatto la storia, amato da tutti i tifosi della sua squadra, il ManchesterUnitd, e non. Perchè chi ama il calcio ha, per forza di cose, amato il genio e la follia del piu’ grande numero 7 della storia del football, che ha vissuto la sua epopea propria negli anni in cui imperversava la baetlemania. Erano appunto gli anni sessanta, gli anni della beat generation, gli anni della minigonna e della cultura pop, gli anni dell’assassinio di Kennedy, gli anni dei Rolling Stones, dei Beatles e di George Best. I Beatles, che dire dei ‘Fab four’: John Lennon, Paul Mccartney,George Harrison e Ringo Star, sembra quasi la formazione di una squadra di calcio che ha rappresentato un decennio intero a suon di successi. Pezzi che da allora e fino ad oggi hanno fatto il giro dl mondo, entrando nei cuori di milioni di persone. I numeri della loro carriera sono irripetibili, così come le emozioni trasmesse dai quattro ragazzi di Liverpool a tutti noi, che almeno una volta nella vita abbiamo ascoltato e canticchiato le loro canzoni. Un repertorio così infinitamente vasto da rendere difficile persino scegliere un brano su tutti. “I love me do”, “Can’t buy me love”, “Yesterday”, “Ticket to ride”, “Help”, “Michelle”, “Yellow submarine”, “All you need is love”, “Hey Jude”, “Revolution”, “Don’t let me down”, “Here comes the sun”: sono solo alcune delle melodie rimaste nelle nostre memorie. Dagli inizi ad Amburgo al ritorno a Liverpool il passo è breve: qui cominciarono a suonare al ‘Cavern Club’, lo storico locale di “Mattew Street”. I Beatles furono una svolta a livello planetario e i pezzi registrati negli studi di ‘Abbey road’, la mitica strada che in seguito dette il nome ad uno degli ultimi album della band, balzarono in testa alla classifica di tutte le “Hit” del mondo con una facilità disarmante, consentendo loro di toccare addirittura il miliardo di copie vendute.
Una produzione musicale senza precedenti, una cassa di risonanza mediatica irripetibile, un successo non interrottosi neanche dopo il loro scioglimento, avvenuto nel 1970 a causa di contrasti interni e, stando alle testimonianze di quegli anni, della cattiva influenza di Yoko Ono su John Lennon. E proprio nello stesso periodo alle imprese dei Beatles si intrecciavano quelle di George Best, uno dei migliori interpreti calcistici di sempre. Genio e sregolatezza, eccessi a non finire: George preferiva la bella vita agli allenamenti, ma in campo risultava essere comunque il numero uno. E proprio il soprannome affibiatogli contribuÏ a farlo entrare nella leggenda: Best divenne per tutti il “quinto Beatles”, dopo che la stampa portoghese, all’indomani di un match di Coppa Campioni tra il Benfica di Eusebio (altra pietra miliare del calcio di quegli anni) e il Manchester United. Quel giorno il giovanissimo numero sette, appena diciannovenne, sconquassÚ la difesa lusitana firmando una storica doppietta e si ‘guadagnò’ l’ appellativo di “O quinto Beatles”. Una volta attaccati gli scarpini al chiodo iniziÚ il suo declino a causa del maledetto vizio dell’alcol, piaga ch si Ë portato dietro per tutta la vita e che l’ha costretto pi˘ volte in un letto di ospedale, fino alla morte.




